Appunti finali dal Salone del LibroSi è conclusa da pochi giorni la venticinquesima trionfale edizione del Salone Internazionale del Libro, ed è tempo di bilanci. Il Salone non sente il peso del tempo né quello della crisi, e a testimoniarlo sono cinque giorni di pienone in quel del Lingotto. I numeri dell'edizione 2012 sono sbalorditivi e danno ragione alle scelte degli organizzatori, che possono vantare un incremento del 4.1% di visite rispetto allo scorso anno, per un totale di circa 318.000 persone.

Doveva essere l'anno della svolta, di quella Primavera Digitale che si è tentato di far diventare uno slogan ma che spaventa e non poco i lettori più ortodossi, affezionati alla carta, alle copertine rigide e al libro come oggetto da portare sempre con sé. Alfiere principale di questo rinnovamento tecnologico della cultura è senza dubbio il Kindle, il nuovissimo “reader” proposto da Amazon, che pare abbia avuto dei riscontri piuttosto positivi nello stand ad esso dedicato.

Notevole anche il bombardamento mediatico di cui il Salone è stato protagonista: l'account ufficiale di Twitter ha proposto aggiornamenti minuto per minuto, la versione online della Stampa ha dato ai padiglioni del Lingotto una visibilità mai così grande, il sito web ufficiale dell'evento ha caricato in tutto 72 video. Il Salone, insomma, è stato sulla bocca di tutti, ma la sensazione è che per la vera fioritura della fantomatica Primavera Digitale si debba aspettare ancora qualche anno, non essendo il pubblico medio pronto al grande salto.

La rivoluzione a dire il vero c'è stata, ma non si tratta di tablet, di ebook né di microchip: quest'anno più che mai, il Salone del Libro ha attirato a sé la clientela per le tante e interessanti conferenze proposte più che per i libri in sé. Ovviamente i convegni, gli incontri con gli autori e i laboratori sono sempre stati il fiore all'occhiello del Salone, ma l'edizione appena terminata non ha precedenti in quanto a numero di conferenze e vastità di scelta.

I meno esigenti si sono “accontentati” dell'evergreen Gramellini e di altri personaggi in voga come Del Piero, Baricco, Fabio Volo, Ligabue. I palati più fini hanno potuto assistere ad incontri con professori universitari, saggisti, specialisti, cruscanti. Senza contare i dibattiti e le conferenze che interessano a tutti, leggasi il binomio Fazio-Saviano, i molteplici ministri tecnici passati per i padiglioni, il ricordo commosso della strage di Capaci, il ricordo commosso di Fruttero.

E i libri? Gli stand erano lì, come ogni anno, e come ogni anno è bellissimo immergervisi e stare in apnea per delle ore, sospesi tra chilometri di parole, migliaia di autori, copertine colorate, libri conosciuti e titoli inediti. A farla da padrone i soliti noti, da Feltrinelli a Einaudi, passando per Mondadori. Ma il vero piacere del Salone è cercare con pazienza certosina titoli sconosciuti di case editrici locali e poco note, individuare libri di cui nemmeno si immaginava l'esistenza, leggerne qualche pagina, chiedere pareri agli addetti ai lavori. Anche la percentuale di libri venduti è salita, nonostante la mancanza di sconti e di formule vantaggiose per gli acquirenti, cosa che al Salone del Libro stona, e non poco.

E questo non è che un breve sunto, un piccolo assaggio di quanto accaduto. Ci si potrebbe soffermare ancora sull'ottima iniziativa del Bookstock Village (che quest'anno ha collaborato addirittura con Tullio De Mauro), degli stand dedicati a Spagna e Romania, dell'ampio spazio riservato alla musica. Per i suoi venticinque anni di vita il Salone del Libro si consacra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, e indossa un'inedita veste pop, che mai ora gli sta così bene. Non più solo la cultura che si specchia, guarda sé stessa e si ammira, ma la cultura che si apre alle grandi, grandissime masse e cerca di coinvolgere il maggior numero di persone possibili, il che è davvero lodevole. Un applauso e appuntamento al prossimo anno, per una riconferma che aspettiamo tutti con ansia, già da ora.


Matteo Fontanone