Paper Street a Macao... intervista Michele SerraPer chi ama la cultura, per chi vive di essa o vorrebbe farlo, ma non può, per i creativi precari, per i lavoratori dell'arte o semplicemente per chi la ama, la nascita di Macao a Milano è stato l'evento dell'anno. Lo scorso 5 Maggio è avvenuta l'occupazione, da parte di gruppi e collettivi di lavoratori dell'arte, creativi e precari della conoscenza, della Torre Galfa, grattacielo in pieno centro, occhi negli occhi con il Pirellone, già sede della Banca Popolare di Milano. Un gesto simbolico e di rivendicazione di spazi sottratti al capitalismo finanziario responsabile della crisi contemporanea e adibiti a topoi, luoghi fisici e metaforici dove fare arte e parlare di arte, mettendo la creatività al centro di nuove pratiche di azione civica e politica post-ideologica.

La cultura, dunque, viene qui proposta come cuore del rinascimento milanese e messa al centro di un'idea di produttività nuova, il cui motore è la creatività: non è stato certo lo sgombero a far fermare le attività, che si sono spostate (momentaneamente) nella piazza sottostante, ribattezzata Piazza Macao, con un presidio permanente aiutato dal supporto degli esercizi pubblici della zona, benzinaio compreso che il primo giorno in piazza, lo scorso Martedì 15 Maggio, ha fornito gratuitamente energia elettrica ai ragazzi di Macao.

Ieri, giovedì 17, Paper Street c'era e ha fatto un giro a Macao trovando una piazza fresca, bella e piena di idee discusse in modo civile, aperto e democratico. Tantissimi i simpatizzanti accorsi chi per discutere, chi per mettersi al servizio dell'attività comune, chi per lavorare insieme, e chi semplicemente per ascoltare. Tra questi ultimi è stato facile in questi giorni scorgere qualche vip: nel nostro caso “il malcapitato” è stato Michele Serra, autore televisivo, giornalista e scrittore, firma della celebre “Amaca” di Repubblica, che è stato sottoposto al fuoco di fila delle nostre domande.

Cosa pensa di Macao, di questa azione e del dibattito che ne è seguito?

Penso che grazie a questo evento, grazie a Macao innanzitutto ci siamo finalmente resi conto con chiarezza dell'esistenza di questo “cadavere” architettonico inutilizzato in pieno centro a Milano, e degli interessi speculativi che vi stanno dietro. L'unico interesse che non viene rispettato in questo come in altri casi è quello della città, che presenta molti spazi inutilizzati come questo. Io sono un vecchio legalitario e per me è difficile accettare persino di non pagare una multa... devo dire che questa occupazione è stata un po' come una ventata di aria fresca. È come se fosse finalmente cessata una lunga “omissione di soccorso”, c'era questo edificio agonizzante, in coma e qualcuno finalmente si è preso in carico di intervenire.


Come vede il futuro di Macao?

È un bell'interrogativo, onestamente non lo so, ma la domanda è questa ed è centrale. Sono venuto qui stasera, prima non ho potuto (era impegnato come autore nel programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano “Quello Che Non Ho”, n.d.r.). Penso che alla fine non si potrà omettere un passaggio attraverso canali “istituzionali”, ci vuole un punto di contatto fra l'iniziativa creativa e artistica dal basso e le istituzioni, sennò è difficile che porti a risultati concreti. Sembra di essere in una fase di stallo, in quanto le persone che sono qui sono probabilmente una fetta importante dell'elettorato del sindaco Pisapia, il quale non è in una posizione facile perché anche da questo punto di vista non può permettersi di ignorare le istanze del movimento.


Ai nostri occhi Macao è stata una iniziativa utile a mettere in luce alcune contraddizioni che sono certamente grandi a Milano, capitale della finanza in Italia, ma non sono poi molto diverse da realtà simili presenti anche in altre città e persino in provincia, con edifici abbandonati e spazi pubblici non utilizzati. Può essere un modo, questo di Macao, per riappropriarsi di questi spazi?

Certo, anche se bisogna sempre tenere conto dei vincoli e delle norme legislative che regolano l'utilizzo di questi spazi, soprattutto quando sono coinvolti edifici privati. Sicuramente Macao ha contribuito a farci riflettere su questi temi, e questo fermento in atto è appassionante. Staremo a vedere.


Ringraziamo per la collaborazione Carolina Bandinelli e Alberto Cossu.


Alessandro Gandini e Giacomo Lamborizio