My week with marilyn - Simon CurtisFilm tratto dal libro “My week with Marilyn” di Colin Clark, il giovane che nell’estate del 1956 lavora sul set del film “Il principe e la ballerina”(titolo originale The Prince and the Showgirl - uscito nel 1957) di cui Marylin Monroe è protagonista femminile oltre che produttrice. Non si tratta di una biografia: è il ritratto di un momento preciso della vita dell’attrice, neo sposa del drammaturgo Arthur Miller, che vola in Inghilterra per le riprese del film e regala allo spettatore il vissuto di quei giorni di set e di vita raccontati dagli occhi del giovane Colin. Eddie Redmayne, corpo e occhi di Colin, svela ciò che accade quando inaspettatamente ci si trova a vivere una settimana vicino a Marilyn Monroe, sul set, ma più che altro fuori dal contesto cinematografico. Impossibile definire Marilyn in questo film solo attrice o solo personaggio, forse è una persona indefinibile e non categorizzabile, una di quelle personalità “ingombranti” che esondano quando sono sul set perché non possono essere racchiuse in un ruolo e straripano anche nel privato, perché anche lì è difficile circoscriverle nel ruolo di compagne, amiche, donne.

Colin Clark è un ventitreenne inglese, benestante e appena laureato ad Oxford, attratto dal mondo del cinema e determinato a voler diventare regista. Si presenta davanti a Sir Laurence Olivier (Kenneth Branagh) protagonista e regista de “Il principe e la ballerina” e riesce ad entrare a far della produzione del film,ottenendo il ruolo di terzo assistente alla regia. Le scene seguono le complicate vicende della lavorazione della pellicola dovute allo scontro di due personalità importanti: la Marilyn regina di Hollywood che arriva in Inghilterra per la prima volta in veste di produttrice (il film è stato prodotto dalla Marilyn Monroe Productions), desiderosa e ansiosa di essere considerata una vera attrice, smentendo chi all’epoca vedeva in lei solo la donna attraente, e Sir Laurence Olivier, artista affermato in Inghilterra, dalla forte personalità e rigidità professionale. Lunghe giornate di incomprensioni, scontri tra caratteri diversi ma ugualmente imponenti.
Ritardi nelle riprese, crisi di Marilyn che mette in dubbio le proprie doti attoriali e mostra le fragilità personali sul set, arginate in continuazione dalla sua insegnante di recitazione Paula Strasberg (splendidamente interpretata da Zoë Wanamacker) che è molto più che una docente, una “life coach”per dirla alla moderna e forse una mamma per dire la verità. Tra momenti di sconforto e ansia di Marilyn con conseguenti isterie di Sir Laurence Olivier e delle persone coinvolte nella produzione, si inserisce Colin, che con la sua ingenuità, giovinezza e delicatezza d’animo “seduce” la star che lo sceglie come confidente e alleato: in lui vede l’unica persona che è dalla sua parte, che ne intuisce le difficoltà e la aiuta, ascoltandola e distraendola, ad arrivare alla fine della produzione del film. Una sorta di amore platonico e un regalo che si fanno entrambi, alla pari, concedendosi un rapporto con un inizio e una data di scadenza, ma che, come spesso accade tra due persone che appartengono a due mondi differenti e non conciliabili nella vita vera, si rifugiano in una parentesi temporale di fantasia e assoluta verità, perché in quel momento ne hanno bisogno. Colin è il “prescelto” dalla diva, ma nel loro rapporto non trapela mai tra i due disparità di ruoli: la star è una donna fragile, buffa, una bambina che apre il suo cuore ad un ragazzo che da parte sua vive un rapporto magico, il cui ricordo lo accompagnerà per tutta la vita.
Eddie Redmayne ha un viso eccezionale: pura bellezza semplice e capacità di esprimere un’emozione attraverso uno sguardo o lo schiudersi di un sorriso.

Michelle Williams è assolutamente credibile nel ruolo di Marilyn. Come lei stessa ha ammesso “ero davvero preoccupata. E come non esserlo?”. In effetti vestire i panni di un’icona del cinema non è lavoro da poco per una giovane attrice. Il dubbio sulla credibilità della Williams si insinua all’inizio del film: si aspetta avidamente il momento in cui lei appare nei panni di Marilyn per valutare effettivamente se avviene l’identificazione o meno, se è davvero all’altezza. Il senso di incertezza rimane per i primi minuti, poi scompare. Michelle è Marilyn.

Probabilmente perché si vede una Marilyn che non ci si aspetta: si conosce la donna e non la celebrità, l’attrice affermata ma che ogni giorno si chiede se lo è davvero, la moglie insicura, la bambina dall’infanzia difficile le cui sofferenze non sono state ripagate da soldi e fama, ma che rimane sempre bambina, circondata da innumerevoli persone e diverse forme di affetto, mai sufficienti a saziarla.


Elisa Vinai