Una rincorsa verso l'attimo che tutto muta.

Gli sfiorati - Sandro VeronesiIn quante librerie di case italiane avete avuto modo di scorgere, semmai sfuggevolmente, un libro firmato Sandro Veronesi? Credo moltissime: i dorsi dei suoi libri sono spesso ornamento di scansie dove la declinazione del verbo possessivo non implica inevitabilmente un soggetto leggente. Ma, sempre curiosando nelle scaffalature delle case degli altri, è arduo imbattersi ne Gli sfiorati: sarà perché è stato scritto quando Veronesi non era ancora un pluripremiato autore di best seller? Lasciamo stare le polemiche ed inoltriamoci ne Gli sfiorati….

Mète e Belinda hanno in comune solo un padre: lui è un giovane appassionato studioso di grafologia, lei un’adolescente svogliata, poco incline verso la scuola. Insomma Belinda e Mète non hanno nulla che li accosta e si conoscono appena ma devono passare una settimana intera sotto lo stesso tetto, i sette giorni in cui il padre di entrambi e la madre della ragazza andranno in luna di miele. E fin qui non ci sarebbe da aspettarsi grossi colpi di scena se non fosse che Mète è attratto pericolosamente da Belinda. Un fascino insidioso avvolge la sorellastra, impossibile non rimanere incantati dal suo naturale odore di mela, come difficile è non lasciarsi sedurre da quegli occhi piccoli e ravvicinati, dalla sua andatura canina. Tutto il romanzo ruota attorno al momento fatidico in cui i due consumeranno un approccio incestuoso, quell’attimo che divide il passato dal futuro, le aspettative dal realmente vissuto, i rimpianti dai rimorsi. Le pagine scorrono nell’attesa di ciò che i greci chiamavano kairòs, attimo nel quale si decide tutto ed il corso degli eventi diviene irrevocabile.

Eppure a catturare l’attenzione del lettore è qualcosa di altro rispetto alla trama comunemente intesa. Coerentemente con quanto manifestato dallo stesso Veronesi a posteriori, il romanzo è un tributo a Roma, la sua vera protagonista. E così il libro esala gli odori delle rustiche trattorie idolatrate dal ceto impiegatizio, irradia il rumore dei claxons, sono lì tra i capitoli le lamiere colorate di autobus e di tram che allagano la città, ti accecano i fari degli scooteristi che sfiorano gli specchietti con millimetrica precisione, irrompe il caos edilizio della periferia presa d’assalto da palazzi dall’architettura violenta, ascolti gli immigrati riuniti nei baracchini a parlottare, i gruppi di suore agli angoli delle strade, la caciara e tanto altro ancora... Il “soprassuolo“ prende forma, sprigiona la sua anima come quella di una sagra incessante di umanità. A Roma si ha costantemente l’idea di essere in una festa abusiva, sempre sul punto di dover essere sgomberata ed è proprio questo che Veronesi cattura in tante istantanee. Roma, come un deus ex machina, risolve la vicenda dei due fratellastri, le fa perdere i contorni del proibito inserendola all’interno di un emisfero più largo dove le contraddizioni convivono pacificamente. Negli zerbini di cielo visibili. Tra i cornicioni dei palazzi di Roma vi è la via di fuga per Mète e Belinda.

Ho letto Caos Calmo, sempre di Veronesi, qualche anno addietro ed ancora oggi mi balza alla mente la fatica di giungere all’ultima pagina, il caos interiore generatosi dalla lentezza della prosa e dal desiderio che mi procurava di abbandonare l’impresa. Giunta alla fine del libro, intorpidita come dopo aver mangiato un’insalatona di valeriana, avevo riposto tutte le mie aspettative sul film che mi deluse persino nell’interpretazione del mio adorato Nanni Moretti. Per farla breve c’erano tutti gli ingredienti per bollare definitivamente lo scrittore al reparto dei “mai più”.

Ed invece mi sono dovuta ricredere: Gli sfiorati è un libretto che scorre senza consumare a iosa tazzine di caffè, la scrittura è concepita in maniera chiara e ricercata, la trama, seppur non immune agli stereotipi, non ha particolari ambizioni e perciò viene promossa. Consiglio di leggerlo durante quei pomeriggi domenicali trascorsi a pantofolare in casa, nella spola tra il divano, la sedia a sdraio ed il letto: se la storia non vi stimola il nervo della curiosità la delusione sarà mitigata dalla consapevolezza di aver fatto un giro turistico per le incantevoli vie romane! Buona lettura!


Gaia Genovese