1Q84 - Haruki MurakamiSe mi domando quali siano stati i momenti più sereni della mia vita, tra i soliti istanti catturabili in album di famiglia ed in foto di scuola, mi sorprendo a soffermarmi su quelle ore preziose in cui mi sono intrattenuta con i miei cari amici libri. Sarebbe eccessivamente da nerd mettere nella top list dei minuti della propria esistenza tutti i libri letti (a chi non è capitato mai per le mani un libro utilissimo per riallineare la gamba rotta del tavolo ma decisamente inutile per la palestra della materia grigia????), ma il mio discorso è rivolto a quei parallelepipedi spaginevoli che ti hanno strappato la vita per dartene in dono un’altra, o tante altre; che ti hanno condotto lontano non solo geograficamente; che hanno trasformato, attraverso il mistero della scrittura, il tuo modo di pensare; che ti hanno regalato altre vesti da indossare ed altre situazioni da vivere.

Quando ho comprato l’ultimo romanzo di Murakami nutrivo poche speranze, davo per scontato si trattasse di un libro che richiamasse i precedenti dello stesso autore; insomma avevo il pregiudizio che quando uno ha dato così tanto alla letteratura, non possa continuare a stupire. Ed invece ciò che ho letto ha finito per rovesciare il preconcetto. 1Q84 racchiude in sé tutte le caratteristiche per diventare un ottimo compagno di ore, nonché tutti gli elementi per assurgere al rango dei classici intramontabili.

Siamo a Tokyo. Aomame è bloccata in taxi in un ingorgo nel traffico. L’autista le suggerisce, per non mancare all’appuntamento che l’aspetta, di uscire dalla tangenziale utilizzando la scala di emergenza, nascosta e poco frequentata. Ma aggiunge di fare attenzione: «Non si lasci ingannare dalle apparenze. La realtà è sempre una sola». Intanto Tengo, un giovane aspirante scrittore povero d’ispirazione, riceve un insolito incarico: un editor senza scrupoli gli chiede di riscrivere il romanzo di un’enigmatica ed avvenente diciassettenne così da candidarlo ad un famoso premio letterario. Da questi due paralleli avvenimenti prende le mosse il racconto.

Lentamente i personaggi, mentre osservano il mondo che li circonda, scorgono particolari inquietanti che li trascinano in un nuovo piano esistenziale. Si apre così uno scenario fantastico, anzi più scenari, tutti fantastici e tutti reali, tutti inquietanti e tutti plausibili. Si giunge ad un quesito metafisico: se diamo per premessa che ci siano più mondi, quali tra questo è il mondo vero? La lettura del romanzo va edificando, nel lettore emotivamente partecipe, un altro piano esistenziale che si compone come un puzzle dall’assimilazione dei punti di vista di tutti i personaggi. Ci si trova a nuotare tra le pagine senza ricordare il momento del tuffo, così come a vivere in un mondo del quale non riusciamo a decifrare i codici che lo governano. Per usare un’espressione romantica possiamo dire che “ci si perde”. Si viene risucchiati in un vortice di pagine e pensieri. Accettare il nuovo mondo vuol dire inevitabilmente dover riorganizzare la propria coscienza, rielaborare una scala di valori e di priorità, sovvertire l’ordine dato. Qualora la capacità di giudizio non riuscisse ad uniformarsi alle nuove norme, il risultato imminente sarebbe la confusione. I pensieri non sono preda di anarchia bensì nutriti dal caos. Chi legge cerca la soluzione su quale sia il piano d’azione nel quale si muovono ed agiscono i personaggi, cerca la chiave per sciogliere l’enigma ed in cambio ne riceve un altro.

Come in ogni romanzo di Murakami non mancano i richiami alla musica. In 1Q84 la colonna sonora si rinviene nelle note della Sinfonietta di Janacek, onirica quanto la storia descritta. Non conta il finale, che per coerenza non vi svelerò, ma ciò che mantiene importanza è che voi vi siete persi nell’artificio della scrittura, che avete oscillato fermi sulle vostre sedie, che avete alimentato il fuoco del dubbio sulla dolce fiamma della manipolazione del reale. Il titolo 1Q84 richiama da vicino 1984 di Orwell: ed i due romanzi sono accomunati proprio da uno stravolgimento del dato per scontato per eccellenza, ossia la monodimensione del mondo nel quale camminiamo e delle regole certe che ne governano i dinamismi. La Q al posto del nove in giapponese sta ad indicare un punto interrogativo, un quesito che potrebbe racchiudere già nel titolo l’intero messaggio di tutto il libro. Non continuo a tediarvi con le mie impressioni: questo romanzo inganna la realtà e ti ritrovi, per assurdo, a passare delle ore piacevolissime ma non sai rispondere dove le hai trascorse nè esattamente con chi. Buona lettura!


Gaia Genovese