Transformers: la vendetta del caduto – Michael BayMichael Bay, dopo essere riuscito a raggiungere, con il primo Transformers, un buon equilibrio tra le componenti del suo (pessimo) cinema (rumoroso, di patriottismo nauseante, sbilanciato, retorico, ralenti addicted), ha avuto l’ottima idea di lasciare perdere questo benedetto equilibrio. Probabilmente proprio perché l’equilibrio non si addice ad un regista come Michael Bay.
Così, Tranfosrmers: la vendetta del caduto, è un’accozzaglia instabile di azione incomprensibile, interminabile e inutile, intervallata di tanto in tanto da intermezzi da becero college movie, il tutto tenuto insieme con un soggetto, ed una sceneggiatura, a tratti imbarazzanti. Un peccato, visto che due dei tre sceneggiatori, Roberto Orci e Alex Kurtzman, avevano positivamente lasciato la propria firma sul recente Star Trek.

Michael Bay, in sostanza, avrebbe potuto:
- Affidarsi ad una sceneggiatura molto più blanda e banale, tanto a lui non gli interessa altro che spaccare e far roteare e far esplodere tutto. O almeno, se proprio si vuole sfruttare una traccia avvincente, oltre a trovarla, bisogna darle maggiore dignità.
- Eliminare le cretinate da dodicenne, perché Shia LaBeouf è un buffone solo per la faccia che si ritrova, senza bisogno di calcare la mano con inutili gag.
- Trovare una colonna sonora meno irritante e ripetitiva.
- Aumentare esponenzialmente la presenza di Megan Fox, perché è il secondo (se non il primo) interesse del film, e quindi infastidisce che venga trattata soltanto in un paio di inquadrature come se fosse una modella di un videoclip hip hop: ci vorrebbe maggiore dignità erotica verso un’attrice del suo calibro.

Certo, il film dura, come il primo, circa due ore e venti e, nonostante tutto, alcune sequenze, come il combattimento nel bosco, i momenti con John Torturro, e la parte relativa a Devastator (mentre la restante parte di pura azione in Egitto è un’offesa al buongusto dell’intrattenimento), sono piacevoli e alleviano la visione. Michael Bay, quindi, con Transformers 2 ha totalmente abbandonato la dimensione bilanciata ed esaltante del primo film, in cui l’azione era estremamente funzionale alla partecipazione “emotiva” (si faceva il tifo, ci si esaltava nei lunghi combattimenti uno contro uno tra robots), a favore di un freddo e macchinoso sistema di progressione apatica degli eventi e, di conseguenza, dell’azione, che diventa uno spettacolo estremamente distante e distaccato.

Ma, in fondo in fondo, cosa ci si può aspettare da Michael Bay? Nella sua carriera le ha sbagliate tutte, e il primo Transformers è stata quell’eccezione che conferma la regola. Regola pienamente ripresa in questo secondo capitolo dei giocattoloni Hasbro.


Paolo Parachini