War Witch - Kim Nguyen
Ancora una sorpresa tra gli ultimi film in concorso, arriva dal Canada (e dall´Africa), si chiama War Witch (Rebelle), diretto dal giovane Kim Nguyen e interpretato da attori non professionisti.
Durante una guerra civile in Africa, un commando di ribelli distrugge il villaggio della giovane Komona, uccide i suoi genitori e rapisce la ragazzina. Costretta a diventare una ragazza soldato e a concedersi al brutale comandante, Komona si innamora di un ragazzo un po' più grande di lei, che chiama semplicemente "Il Mago". Insieme, i due riescono a fuggire e a ritornare al villaggio di Komona, dove la ragazza vuole dare una degna sepoltura ai suoi genitori.
Certo, vedere una bambina vivere eventi che superano di gran lunga il vissuto della maggior parte degli adulti, non è facile, e solo Komona, dall'indomito coraggio e dalla volontà di sopravvivere, riesce a compiere questo viaggio. Il narratore fuori campo racconta che il suo bambino non ancora nato è già diventato un bambino soldato (lì non si può scegliere). Gli orrori della vita reale vengono raccontati come su di una superficie liscia (il deserto, spazio vuoto) espansa nella sceneggiatura onirica; il delirio del descrivere quello che sta succedendo, richiede molto sangue, a volte poco sostenibile. Nonostante la sua estrema crudeltà la storia di Komona viene raccontata con delicatezza encomiabile e nessuna riserva; se tali termini possono essere applicati a un simile racconto, non è stato facile eludere il solito voyeurismo e la prospettiva colonialista. Infatti, evitato il rischio della retorica, l'unico vero appunto negativo che si può fare al film è quello di estremizzare a tratti i simbolismi, sicuramente importanti a livello della sceneggiature, ma a volte eccessivi.
La macchina da presa di Kim Nguyen è sempre ad altezza d'uomo a pedinare i personaggi. Gli attori sono molto spontanei, in particolare Mwanza (Komona) e Serge Kanyinda (il mago). La camera ha occhi solo per loro e per gli adulti che a malapena esistono come singoli caratteri. Seguendo la storia discretamente e sottolineando i suoi aspetti soprannaturali, il lavoro tecnico da parte dell'equipe canadese in questa avventura africana colpisce e spesso stordisce lo spettatore. La storia è sottolineata dalla scelta, eccezionale e varia, fatta dal regista di musica contemporanea africana, rispettosamente impostando gli eventi nel loro contesto culturale, come la stregoneria e la magia locale.
I fantasmi che infestano Komona e minacciano il suo bambino non ancora nato sono in egual misura reali o irreali, come i soldati traditori che vengono seppelliti vivi. L'unica volta che salta fuori la storia dell'Africa, anche se brevemente, è quando i bambini depongono le armi per guardare la tv e trovare Jean-Claude Van Damme in Universal Soldier (inserto apparentemente fuori luogo che invece esplica ancora maggiormente la passione, imposta, di questi ragazzini verso la guerra come gioco di società).
Riuscire a essere né sentimentale né sensazionalistico, raccontare una storia con il cuore e dal semplice punto di vista dell'eroina e giovane vittima, mostrare l'ingiuria dell'uomo a contatto con la guerra nell'Africa nera; se questo era l'obiettivo è ampiamente riuscito. La sua leggerezza e la sua profondità, lo rendono uno dei film più interessanti visti in concorso a questa edizione della Berlinale, sperando allo stesso tempo che possa avere un'adeguata distribuzione, sicuramente puo essere un outsider nella corsa all'Orso d'Oro.




