L'opera al nero - Marguerite Yourcenar Sono passati ormai parecchi anni da quando al liceo un professore particolarmente illuminato ci aveva consigliato di leggere questo romanzo. Io, come penso sia successo a tutti, ho sempre accuratamente evitato di seguire il suo (a ogni modo libero) invito, dato che – ammettiamolo – i libri “caldamente consigliati” dai prof sono un vero e proprio strazio.

Un bel po' di anni dopo, però, me lo sono trovata davanti in libreria. Il mio “destino” era già segnato, la decisione di diventare medievista era già stata presa. E quindi mi sono detta “perché no? In fondo un libro che parla di storia non può che piacermi e ho passato la fase dell'orrorifico libro-da-leggere-per-la-scuola.

È difficile riassumere e dire in poche parole di cosa parla questo romanzo. È possibile che in meno di 300 pagine ci sia infilato il... tutto? L'Opera al nero è la storia di Zenone, uomo di lettere, filosofo, medico, alchimista, fuggitivo: un uomo del suo tempo. Un tempo racchiuso in quel sanguinoso secolo che fu il Cinquecento: sanguinoso per lo straripare dei movimenti ereticali sfociati poi nella Riforma e nelle conseguenti guerre di religione che hanno fatto piangere sangue all'Europa per moltissimo tempo.

Un secolo violento (guerre tra i nascenti Stati nazionali, torture, roghi e Inquisizione) quello in cui si muove Zenone, ma soprattutto un secolo di grandi trasformazioni: sono i momenti in cui si compie il passaggio dal medioevo all'età moderna, periodi che ci sono stati inculcati come blocchi a sé stanti senza nulla in comune.

Ebbene, non è proprio così, perché la storia non ha cesure, è un flusso temporale fluido in cui è impossibile fissare dei paletti. Vediamo così che l'alchimia coesiste con una nascente fisica nuova, l'antica medicina galenica si mescola ai primissimi studi di anatomia. Zenone racchiude tutto questo: tutto il sentire degli uomini consapevoli del proprio tempo.

Perché la caratteristica principale di questi uomini tardo-medievali-proto-moderni (aberrazioni da etichette...) è la curiosità, la voglia di sapere, il desiderio di scoprire, la determinazione a non rimanere immobili, la bramosia di andare avanti, evolversi, raggiungere la pietra filosofale che altro non è che la Verità.

Una vita piena di avventure, quella di Zenone. In un mondo molto più cosmopolita di quel che si possa pensare, quando i confini rigidi e artificiosi erano ancora in fase di costruzione, il nostro eroe ci fa attraversare tutta l'Europa, il Medio-Oriente e il Levante, donandoci i ritratti di tutti gli immaginabili tipi umani di quel tempo.

Ho scritto eroe di Zenone, perché, sì, chi ha il coraggio di non rinunciare alle proprie idee, come un novello Socrate, non può avere vita (e morte) facile in un tempo in cui si veniva messi al rogo per un'accusa di ateismo ed empietà.

L'Opera al nero è un capolavoro. Un perfetto, accurato microcosmo, denso di una ricchezza tale che non può che far rimanere basiti e tutto è reso con una maestria tale dell'arte di scrivere da resentare la perfezione.

Sì, il mio prof era davvero illuminato.


Francesca Merlo