62° Internationale Filmfestspiele Berlin

Postcards from the Zoo - EdwinAltra sorpresa asiatica in concorso alla 62esima Berlinale, questa volta tocca all´Indonesia, con un film alquanto particolare.

Nessun animale è stato danneggiato nella realizzazione di Postcards from the Zoo (Kebun Binatang), ma molti spettatori lo potrebbero pensare vista la loro pazienza testata da questa fetta di peculiare realismo magico proposta dall'autore indonesiano Edwin (Blind Pig Who Wants to Fly). Partendo da una banale passeggiata nello Zoo Ragunan - una fauna massiccia in un parco divertimenti a South Jakarta - la narrazione minimalista snoda il suo slancio atipico tra luoghi oscuri, a volte trafitti da una luce abbagliante, seguendo una misteriosa eroina che non riesce ancora a trovare il senso della sua vita.

Al centro della storia del film c’è Lana, una ragazza che il padre ha abbandonato nello zoo di Jakarta quando aveva soli tre anni e che lì è cresciuta e vissuta assieme ai dipendenti della struttura e ai senza tetto che lo abitano la notte. Lana, che da sempre ha una forte fascinazione per la giraffa dello zoo, uscirà per la prima volta da quel mondo sospeso, l’unico che abbia mai conosciuto, quando incontra un giovane e affascinante mago. Ma quel che l’aspetta nel mondo degli “altri” non sarà esattamente piacevole.

Nella prima parte c’è qualcosa di davvero non comune nella libertà e nella non convenzionalità di un film come Postcards from the Zoo: non solo per il dato in sé, ma anche per la mancanza di qualsiasi forma di ostentazione da parte del regista. Incentrato primariamente su sentimenti come solitudine, appartenenza, malinconia e mancanza, il film è capace di evocare molto con poco: dettagli delle immagini, poche parole e libere associazioni emotive. Fino a quando non diventa ripetitivo, questo film semi-sperimentale al confine col falso documentario infatti sorprende per leggerezza e novità.

Peccato che la costruzione del film si senta così imperfetta col passare del tempo, perché Edwin e la fantastica fotografia Sidi Saleh riescono a catturare alcuni momenti davvero magici all'interno di Ragunan, soprattutto in molte delle scene di amichevole interazione uomo-animale. Qualcosa che nasce dal sonno, giungla che richiama le impostazioni surreali di Tropical Malady di Apichatpong Weerasethakul e sindromi del secolo, ed è solo quando le cose come le situazioni vengono ostentate e appaiono come gia viste, infarcite di lentezza, che quei luoghi diventano ingiustificabili.

Complimenti per l´originalità, comunque da vedere perché è un esperienza prima che un film.


Erik Negro