62° Internationale Filmfestspiele Berlin

White Deer Plain - Whang Quan´anTornando in concorso a Berlino dopo il suo dramma mongolo sul matrimonio Tuya (Orso d'oro nel 2007), il regista cinese Wang Quan'an porta ambiziosamente sullo schermo il romanzo storico di Chen Zhongshi White Deer Plain (1993), un racconto epico di due famiglie contadine nel periodo 1910-1938. Per piu di tre ore il film presenta orrori storici e personali in fugaci quadri spesso estetizzanti quanto asettici.

Il film si apre su una vasta pianura di grano che deve essere raccolto, mentre tre ragazzini, che cresceranno nel corso della storia, giocano maliziosamente. A scuola, gli elevati standard morali della loro antica cultura si esprimono attraverso rigidità ed obbedienza. Più avanti nel film, la distruzione del tempio ancestrale di Plain White Deer diventerà una metafora per la degradazione della società cinese nel suo complesso.

Le scene brevi iniziali sono l'idillio, ultima isola felice prima della tragedia, cui seguono solo altre tragedie. Si inizia quando una drammatica notizia arriva a Jiaxuan, il capo del clan (interpretato dal dignitoso Zhang Fengyi di Red Cliff e Addio, mia concubina). L'Imperatore è caduto e regna il caos nella città. Presi nella lotta tra comunisti e nazionalisti, i poveri affamati agricoltori ultratassati sono in balia di mutevoli autorità che organizzano pestaggi pubblici, decapitazioni ed esecuzioni.

In questo clima politico incerto, Heiwa (Duan Yihong), il figlio del fedele servitore di Jiaxuan San Lu, va a lavorare per il vecchio e ricco proprietario terriero Guo Master. Il suo giovane corpo e l'atteggiamento ribelle attirano l'attenzione della moglie frustrata sessualmente, e molto più giovane e attraente, Tian Xiao'e (Zhang Yuqi). Appena inizia la relazione, lei è così sbadata e stolta da mantenere il segreto all´aria aperta tanto che i due amanti vengono scoperti, picchiati pubblicamente e mandati via in disgrazia.

Tornati a casa, la tradizione legata al maestro Jiaxuan nega il permesso alla coppia di celebrare il matrimonio nel tempio ancestrale. Heiwa e Xiao'e sono costretti a vivere come paria in una casa-grotta precaria, fino a quando la rabbia di Heiwa contro il sistema trova una posizione politicamente violenta con l'adesione al partito comunista.

Il punto di vista cambia, cosi Xiao'e prende il centro della scena. Giovane, bellissima eroina (come capita spesso nel cinema di Wang Quan'an), i cui costumi sessuali sono all'apparenza costantemente sotto controllo, passa attraverso una serie impressionante di uomini, fino a quando tragicamente si tuffa nelle braccia del figlio di Jiaxuan (Cheng Taisheng), fratellastro del marito. Vittima, diavolo o solo una donna innamorata? Ogni uomo si sente in diritto di dare la propria opinione, lasciando la questione e il disagio aperti. Anche se le immagini sono addomesticate per gli standard occidentali e la nudità è abbastanza limitata, il linguaggio usato nella seduzione e nelle scene di stupro lascia poco all'immaginazione, in termini di esotiche pratiche sessuali. Ma questo si accorda con il dialogo terreno, a volte divertente e volgare, usato dai contadini.

La parte finale del film, ancora una volta sposta il punto di vista per seguire i personaggi che si disperdono e poi tornano al paese dell'immensa pianura, fino a un altro momento tragico della storia cinese, la guerra con il Giappone iniziata nel 1937. Tra morti e fughe, alla fine dei personaggi iniziali rimarrà solo Jiaxuan a Plain White Deer, con uno sguardo totalmente assente, quasi si sentisse in colpa a procrastinare la sua drammatica esistenza.

Anche se tutto il cast è forte ed efficiente, anche se non c'è carenza di azione, il film (come molte altre pellicole sulla storia cinese, anche per motivi di censura) è stranamente privo di coinvolgimento emotivo. Sembra che non ci sia il tempo narrativo necessario, che una mini-serie per esempio avrebbe potuto fornire. Piu emozionanti degli attori (e della storia) sono i magnifici paesaggi della vasta pianura ondulata coperti da un mare di grano, fotografati all'alba e al tramonto e attraverso le stagioni dal direttore della fotografia Lutz Reitemeier.

Sicuramente migliore del connazionale Yimou al cospetto della storia cinese del Novecento anche Wang Quan'an da alla luce però un film difficile, soprattutto per noi occidentali e anche a causa della lunghezza eccessiva, un film senza il minimo trasporto emotivo che lascia le storie personali in una luce meno profonda rispetto a quelle politiche.


Erik Negro