62° Internationale Filmfestspiele Berlin

Tabu - Miguel GomezStraordinario Miguel Gomez in concorso con Tabu, alla 62esima Berlinale. Il film si apre con pochi minuti di documentario etnologico sull´Africa dove si vede un cacciatore portoghese che parla di una sua tragica storia d'amore. Stacco, primo piano di una donna.

Così inizia la storia di Pilar (Teresa Madruga), una calorosa signora cattolica e attivista sociale, che si preoccupa del declino della salute dell'anziana vicina Aurora (Laura Soveral). Avendo perso tutti i suoi soldi alle slot machines, Aurora incolpa la cameriera Santa (Isabel Cardoso) e lancia "incantesimi" su di lei, per riottenere la sua fortuna. Come Pilar, lo spettatore è portato a giudicare duramente il comportamento della figlia di Aurora, che paga per la cameriera, ma evita di visitare la mamma.

Anche se condita con umorismo strano, in genere sotto forma di storie assurde raccontate da uno dei personaggi (il sogno di Aurora di scimmie pelose spicca), questa sezione del film tende a trascinare via lo spettatore e a fargli perdere il senso del film. Proprio quando entra il vero e proprio narratore (e forse protagonista del film) Gian Luca Ventura, un signore dai capelli bianchi, uno storico di origine italiana. Il racconto riparte per l'ora finale e gli oscuri segreti del passato di Aurora illuminano lo schermo.

E' un estasi quando lo scenario torna in Africa. Proprio come nel prologo, un'altra storia d'amore sta per svolgersi, un triangolo tragico che coinvolge la bella ereditiera portoghese Aurora (Ana Moreira), il suo recente marito (Ivo Muller) e un avventuriero seducente con i baffi di nome Gian Luca Ventura (Carlotto Cotta). Circondato da servi che lavorano nei campi della fattoria di famiglia e accompagnata al suo grande gioco della caccia, Aurora sembra avere tutto. Quando Ventura arriva con l'amico Mario, che ha studiato per il sacerdozio e adesso dirige una band pop di successo, sia Aurora che Gian Luca perdono la testa, con conseguenze disastrose. Un estremo amore impossibile che si mischia ad una nascita (la loro figlia mascherata) e una morte (la stessa Aurora che spara a Mario). L'amore rimane impossibile, come una lettera senza risposta.

Ti accorgi, prima che il film finisca, che Gomes sta giocando con immagini, personaggi e idee familiari per mostrare la loro vacuità. Una di queste è certamente l'idea del grande cacciatore bianco nel continente africano ostile o i servi dati per scontati fino a quando non insorgono ribelli perché "il socialismo pone fine al califfato". Tutto ciò rimane sospeso in uno sfondo sociale e morale multiforme, senza bisogno di venire a galla essendo comunque una parte significativa del film.

Tabu è un passo nella nostalgia, con Gomes (regista nato dalla critica) che dipinge i suoi personaggi in un film dal romanzato e sublime bianco e nero (16mm), spesso nella seconda parte muto e pieno di citazioni (ad incominciare dal titolo preso in prestito da Murnau). Tutto questo si traduce in un'opera che emana un calore che trasporta perfettamente la sua storia straziante.

Attraversando avanti e indietro nel tempo ma mantenendo un rigoroso distacco temporale, Tabu fonde il passato dal presente. Con sottili tecniche di illuminazione e l'uso delicato della messa a fuoco si percepisce la creazione di un'atmosfera da sogno che si vive come se si stesse attraversando una giungla di ricordi e rimpianti. Basti pensare alla deliziosa scena d´apertura del film che segue un intrepido esploratore e a come egli affronti i piani duri africani, incontrando un coccodrillo triste e malinconico che sarà un passaggio consueto in tutta quest´opera.

Tabu è un film fantastico, a parere personale anche commovente. Anche se è da rivedere quello che subito rimane: il passaggio dalle tenebre del giorno d'oggi al calore e alla semplicità della vita percepita nel passato (non solo al/del cinema); Tabu è una pugnalata spensierata verso una società (attuale) che non riesce a fuggire da sé stessa imprigionandosi in una nuvola di nostalgia.


Erik Negro