Puncture - Adam e Mark Kessen
Dimentichiamoci per un momento della torcia umana. E anche di Capitan America. Questa volta Chris Evans lascia la supereroica calzamaglia a casa e veste i panni di Michael Weiss, giovane e talentuoso avvocato di Houston. Tossicodipendente.
La pellicola segue infatti le vicende (realmente accadute alla fine degli anni Novanta) degli avvocati Weiss e Danziger. Attraverso l’incontro con una giovane infermiera, malata di AIDS a causa di un incidente con una siringa infetta, e con l’imprenditore Jeffrey Dancort, inventore di una speciale siringa usa e getta in grado di eliminare completamente il rischio di infezioni, i nostri si scaglieranno contro i più potenti gruppi farmaceutici del paese. Colpa di quest’ultimi il non voler distribuire l’innovativo prodotto negli ospedali per l’inevitabile aumento dei costi.
Come si può facilmente intuire, la strada per Mike e Dan è tutta in salita, soprattutto dal punto di vista economico. I costi necessari per sostenere una causa di queste dimensioni lievitano esponenzialmente e la tossicodipendenza di Weiss non aiuta.
Proprio su questo aspetto del protagonista si concentrano i registi Adam e Mark Kessen, regalandoci un personaggio tanto pieno di talento e arguzia quanto incapace di uscire dalla sua dipendenza dalle droghe e dal sesso.
Mike Weiss rappresenta gli ideali, i principi, la morale umana e al tempo stesso la debolezza, la solitudine, le paure e i desideri (spesso autodistruttivi) che attanagliano l’animo umano. Una figura da amare/odiare, molto simile all’Half Nelson di Ryan Fleck. Un eroe incapace di trattenere il proprio lato oscuro.
Bravo Evans. Sei forte anche senza superpoteri.



