Boicottare Sanremo o tacere
Boicottare Sanremo o tacere, l'abbassamento dello share farebbe davvero paura: fatti e non parole.
Sono le 22.48 del 14 febbraio 2012 mentre batto, non previste, queste righe e, per me che – come molti - sono da qualche ora davanti al pc a lavorare, con aperta la mia pagina Facebook e qualche altro social network – come tutti, ammettiamolo, che per qualche istante di umana distrazione lo facciamo d’abitudine – constato che ci siano Facebook, appunto, e molti social network invasi – vomitano! – da commenti/polemiche su Sanremo.
Io non posso dire bene o male del Sanremo 2012, nemmeno ho la TV accesa, ma di certi "mittenti" mi fido a prescindere, reputo siano persone/commenti attendibili, non faziosi, eppure… persone che, pur con attacchi, anche feroci, Sanremo lo stanno guardando!
Mi chiedo e vi chiedo, data la “trasparenza” di certi cachet esorbitanti e ingiustificati, benché “l’arte” non abbia prezzo, siamo d’accordo – non ho intenzione in questa sede, per un'ennesima volta, di cadere in concetti infeltriti (per quanto realissimi) sul confronto con la crisi – e data la carovana diamantata e, parrebbe (lo scrivono tutti i commentatori online), anacronistica sotto la maggior parte dei punti di vista, perchè non la smettete/smettiamo di fare polemica sterile e invece, semplicemente, non si boicotta??Non si spegne la tv??
Se tutti quelli che polemizzano (e tutta l'Italia intera) non guardassero, da oggi 14 febbraio al 18 compreso questo Festival, l'abbassamento dello share farebbe davvero paura a chi decide i nostri palinsesti: non sono certo le solite (e purtroppo inutili) polemiche di massa, come quelle che sto continuando a leggere e che sono certa domani non si placheranno, cari facebooker & Co., a far tremare i Signori della televisione.
Chi sta scrivendo, collabora e crede nell’azienda di Stato, in uno dei network più storici e importanti nella storia, non solo nazionale, della comunicazione eppure - consapevole del rischio connesso all’aperto punto di vista che sto esprimendo pubblicamente – stasera, davvero, la stanchezza, non quella fisica e/o fisiologica, ma intellettuale non poteva fare a meno di prendere il sopravvento sulla diplomazia.
Leggo commenti a cascata, da gente di ogni professione, di ogni appartenenza anagrafica, di ogni... tutto, che crede di sollevare polvere e far valere il proprio punto di vista “solo” così, su una bachechina di Facebook: a Sanremo, tutto questo, fa solo gioco. Domani, tutte le polemiche, dai social network alla stampa tutta, contribuiranno ad aumentare il numero dei telespettatori e così lo share, ancora una volta, giustificherà tutto l’evento sanremese e l’anno prossimo sarà garante di un Sanremo identico, con le stesse polemiche, con la stessa mancanza di pragmatismo di noi telespettatori: fatti, signori, non parole!
Proviamo a fare in modo che “i Signori Rai” si trovino davanti ad una “curva” piatta dei dati di ascolto della trasmissione: forse in quel caso, e solo in quel caso, saranno costretti a mettersi in discussione.
Sanremo non deve morire, fa parte della tradizione e della storia, della musica e della televisione, come la Rai ma, dato che la “comunicazione social” (anche Sanremo Social, non dimentichiamolo!) è il linguaggio contemporaneo, stasera ho preso spunto da questo “social” dilagante – cosa che auspico le menti più sensibili e acute della Rai stiano facendo – per ribadire in tempo reale, non un malessere, ma un cancro culturale del Paese.
Sanremo è Sanremo, Sanremo sarà Sanremo, deve rimanere Sanremo ma noi, i telespettatori, quelli che hanno il potere del telecomando, devono esprimere il proprio punto di vista, non a parole, che durano il tempo di un post online, ma a fatti!
Proviamo a spegnere Rai Uno, in prima serata, fino a sabato sera compresa?
“Le idee ispirate dal coraggio sono come le pedine negli scacchi, possono essere mangiate ma anche dare avvio a un gioco vincente”, diceva Johann Wolfgang von Goethe.




