62° Internationale Filmfestspiele Berlin

Extremely loud and incredibly close - Stephen DaldryExtremely loud and incredibly close è la storia della reazione di un ragazzino alla morte del padre nell'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001. Oskar (Thomas Horn) ha un rapporto molto affettuoso con il padre Thomas (Tom Hanks), un gioielliere che è solito sfidare il figlio con una serie di giochi intellettuali. D'altro canto è visibile una certa distanza con la madre (Sandra Bullock), con cui il rapporto stenta a rafforzarsi anche a distanza di un anno dalla morte del padre. Quando Oskar trova una chiave con sopra inciso il nome “Black”, decide di imbarcarsi in un'odissea attraverso New York e scoprire chi possegga la serratura corrispondente. La ricerca dell'ultimo segreto legato al defunto padre diventa estrema iniziazione e affermazione della vita. Una risposta ad un dolore troppo grande.

A dispetto della creatività sbalorditiva del romanzo di Foer, Stephen Daldry (dalla sensibilità oleografica e spesso omologata) sceglie una via più sicura, eppure questo non penalizza del tutto la fruizione di una storia che trova la sua forza nei legami profondi che si instaurano tra i personaggi. Cast d´eccezione (su tutti spicca un Max Von Sydow magnetico, capace di convincere ed emozionare pur privato dell’uso della parola), una storia fortissima e una certa dose di retorica che il pubblico americano ha mostrato di apprezzare.

Questo viaggio interno ed interiore è più facile da accettare sulla carta che non sullo schermo. Sembra si eviti continuamente un falso movimento o uno stallo di fondo. Poi il finale, un crescendo di sentimenti, un'ondata accumulata per così tanto tempo che, una volta infranta, spazza via tutto quello che non si è mosso nel film (e negli spettatori).

Dopo Billy Elliot (2000), The Hours (2002) e The Reader (2008); Daldry conferma la sua spiccata sensibilità verso le storie a lieto fine e la grande abilità nel dirigere attori giovani. Quello che manca però ancora una volta (a parte il finale) è la forza empatica che dovrebbe rendere conto di narrazioni (e narratori) così importanti.

Opera quindi difficilmente giudicabile, da vedere con un occhio critico ma sicuramente interessato verso quello che Daldry cerca di mettere in scena; c´è molta umanità in questo film, ma anche un velo di compiacemento, teso soprattutto ad un pubblico che vuole essere (ancora) rassicurato quando si parla di 11-9.


Erik Negro