62° Internationale Filmfestspiele Berlin

Farewell, My Queen - Benoît JacquotLa sessantaduesima edizione della Berlinale, si apre sulla storia, con la storia.

Marie-Antoinette aveva già catturato l'immaginazione dei suoi contemporanei, vivendo allo stesso tempo profondo rispetto e disprezzo indignato. Il film racconta la prima parte della storia della Rivoluzione Francese, quella grande rivolta che diede origine allo stato moderno. Nella Francia in piena crisi economica e politica inizia a crescere un malcontento generale nel Terzo stato, contro il Clero e la Nobiltà. Il film si svolge prevalentemente a Versailles, lì dove c’è la reggia di Re Sole, e dove vivono i nobili e la servitù. Guardando la pellicola si respirano i sentimenti e le emozioni che diedero inizio a quella rivoluzione che cambiò lo Stato francese e l’Europa alla fine del XVIII secolo.

Marie Antoinette non è il personaggio principale di Farewell, My Queen, ma è al centro di un universo autonomo a Versailles. Diane Kruger (Bastardi senza gloria) crea una corrispondenza straordinaria con la regina. Allo stesso tempo e´ la ragazza tipo del Diciottesimo secolo, incarnato con un misto di grazia, orgoglio, ostinazione, volubilità. Si trova il ritratto scintillante di una personalità sfuggente che nonostante i segnali di immaturità e riservatezza, non perde mai l'equilibrio del distacco (il ruolo del monarca è sempre al di là della persona, che è in lei).

Jacquot non si perde in rituali di corte, ma ha un occhio preciso per l'etichetta di Versailles. Cosi l'effetto inebriante di quel periodo è giocato sulle figure femminili. Léa Seydoux (Mission: Impossible - Protocollo Fantasma, Midnight in Paris) non serva sottomessa ma giovane donna di forte volontà; e Virginie Ledoyen (The Beach, 8 donne) come Madame de Polignac che completa il triangolo del desiderio femminile dal punto di vista aristocratico. Si viene catapultati cosi nel mondo di Versailles, dove le regole rimangono quelle del piacere, anche quando la nave sta affondando.

Il regista rende la ribellione come uno scontro tra sguardi timidi e poche parole, trae un dramma del cuore sopra rivoluzionarie circostanze storiche. Il Palazzo di Versailles assorbe tutto, diventa l'un l'altro con la protagonista e dimostra di essere un secondo sguardo, che perde ogni giustificazione e diventa una mostruosità architettonica. Non solo i ratti sono la prova della morte imminente, ma le notizie da Parigi non sono prese sul serio in un primo momento. La Bastiglia non è catturabile (come il Titanic inaffondabile).

Già in Sade, Benoît Jacquot ha riunito la ricca storia e le piccole storie intime con grande sensibilita, Farewell, My Queen (anche se piu costruito e meno leggero), ci riesce ancora. La dimensione di un evento che ha davvero scosso il mondo è qui illustrata dal fatto che lo shock si verifica solo molto gradualmente, la rivoluzione e la fine della monarchia non sono ancora giustificabili per i personaggi di questo film. Un film storicamente corale che trova la sua modernità nella figura principale.
Conclusione: interessante dramma storico sullo sfondo grandioso di Versailles nel luglio 1789, una visione asettica (ma dalla parte “cattiva”) sulla rivoluzione francese. Tutto qui, nulla piu. In questo caso basta.


Erik Negro