Knockout - Steven Soderbergh
Un esordio di lusso su Paper Street, la recensione è firmata da Roberto Pellegrino, giornalista e inviato per Class Tv. Scrive di cinema e attualità per Libero, Il Giornale e Il Riformista.
Se qualcuno non lo sapeva ancora, dopo gli architetti, gli chef e i giornalisti freelance, esistono anche gli agenti segreti freelance. Quelli che uccidono per più e vari clienti, considerando l’unico colore ideologico importante: quello verde dei dollari. E’ il caso di Mallory Kane, le cui forme granitiche e sode, manderebbero sul lastrico intere aziende di creme anticellulite.
La 007 ideata da Steven Soderbergh per il suo ultimo action movie Knockout – Resa dei conti, in uscita il 24 febbraio e fuoriconcorso all’attuale Berlinale, ha il volto di Gina Carano. Chi? Si chiedono in molti, io compreso che non sono un fanatico di arti marziali miste e di serie tv americane dove si menano, pugni e calci. L’attrice, classe 1982, texana di nascita, con un padre che era quarterback dei Dallas, oltre a un palmares di vittorie nelle discipline di lotta – fu la terza donna lottatrice più forte del mondo – ha all’attivo una decina di partecipazioni al cinema e in tv, tra cui la serie American Gladiators. Infatti pare che il cineasta Soderbergh l’abbia notata mentre si accapigliava ferocemente e abbia così deciso di farla diventare la nuova James Bond in gonnella, dopo che già un paio d’anni fa, il cinema ci premiò con l’inutile Angelina Jolie di Salt, film completamente passato inosservato da entrambe le sponde dell’Atlantico.
Ma in Knockout, che in originale è Haywire, c’è anche un cast stellare capace di convincere anche lo spettatore più coriaceo: c’è Michael Douglas nel ruolo emblematico (nel senso che non si sa che ruolo abbia) di Coblenz. Squittisce poche frasi, poi sparisce per tutto il film, per comparire soltanto nel finale con la sua bianca criniera da leone in pensione e il ghigno da Gordon Gekko. C’è il barbuto e ancora longilineo Antonio Banderas che gioca quasi in casa: qui è nei panni di Rodrigo, il (quasi) potente capo spagnolo di Barcellona, qui Soderbergh gira un indemoniato e adrenalico inseguimento dove la Carano mette in evidenza la sua forza fisica e la perfezione dei movimenti e dei cazzotti che distribuisce generosamente. Ma dove il regista americano fonde per esigenze di scenografia, due quartieri distanti e architettonicamente diversi. Poi c’è Ewan McGregor nel ruolo del cattivo e Michael Fassbender in quello del doppiogiochista che fa una brutta fine, senza nemmeno provarci con la procace killer per professione.
Poi, protagonista, è la trama del film. O almeno ciò che assomiglia lontanamente a essa.
E’ inesistente e sfilacciata, ingarbugliata e contraddittoria (del resto il titolo orignale della pellicola è “Haywire” che significa, appunto, “ingarbugliato”, “poco chiaro”). A differenza dell’ottimo film La Talpa, la cui sceneggiatura è nettamente superiore e bacia il puro genere spy-story, qui Soderbergh dà l’impressione di averla rimaneggiata un po’ troppe volte e averla annientata. E’, tuttavia, considerevole lo sforzo produttivo di girare in Irlanda, New Mexico e Spagna e, ancora una volta, Soderbergh dimostra di avere una certa padronanza in un action movie dal ritmo martellante e adrenalinico. Ma sembra che manchino un po’ troppe cose se ci si sofferma sulla storia. Ecco, la storia.
Mallory/Gina è un agente specializzato in lavoretti sporchi, una macchina da combattimento, capace di uccidere con la sola forza del pollice o di stritolare tra le sue robuste gambe ogni genere di birbaccione. Quando finirà incastrata dai suoi stessi datori di lavoro, si arrabbierà al tal punto da andarli a stanare uno a uno, finendo per poi mettergli le mani attorno al collo. Tutto qui. Al regista non importa approfondire la psicologia dei personaggi, in questo action-movie a basso budget, confezionato come fosse un punto di incontro tra cinema arthouse e grande blockbuster. Non esiste alcun significato nascosto in profondità in Knockout, ha senso soltanto ciò che ci viene messo davanti agli occhi: sequenze di combattimento corpo a corpo eseguite con basso budget, abilità e anche un paio di acrobazie sorprendenti. Tutto il resto conta poco a Hollywood(land).



