Uscita di sicurezza - Giulio Tremonti
Ma quanto è bravo il Chiarissimo Professor Giulio Tremonti a parlare ex cathedra. Un po' meno, vien da dire, nel giostrarsi un tempo tra i banchi del governo e convincere i propri colleghi di lavoro a Roma. Il Nostro ci racconta la sua ricetta per venire fuori (forse) dalla crisi. Peccato che abbia l'aria di chi, vice-capitano della squadra uscita sconfitta dal campo, si metta a dare a posteriori lezioni di tattica calcistica: fenomenale a spiegarti come giocare con il 4-4-2; un po' meno a farlo vedere in campo un attimo prima. Con buona pace del pubblico; che, in questo malaugurato caso, siamo noi italiani.
Sta di fatto che, bontà nostra, potremmo persino mandare assolto l'Autore. Del resto non è che proponga cose del tutto sbagliate; e il libro è scritto in modo persino avvincente, con qualche citazione e la spocchia del professorino pavese.
Tratteggiato un panorama in cui, tristemente, scompaiono le “Nazioni” e del titolo del classico di Adam Smith non si vede neanche più la “Ricchezza”, Tremonti individua il grande nemico: la finanza transnazionale (Hollande, candidato socialista francese alle presidenziali potrebbe chiedere i diritti d'autore...). Come scomfiggerla? Con poche semplici mosse: ritorno al Glass-Steagall act (cioè separazione delle banche di deposito da quelle di investimento), abolizione dei derivati (futures, cds et similia), Eurobond, mentre ma il Prof è più cauto sulla Tobin tax.
Altrimenti, si rischiano un paio di scenari non certo rassicuranti: l'attesa passiva della catastrofe o la fine dell'Eurozona. Ma con le sue ricette si può (meglio, si potrebbe) arrivare a una riorganizzazione costituzionale europea che ci porti a una “Nuova Alleanza”. Previsioni a parte, il mai a sufficienza compianto inquilino di via XX Settembre non nega qualche stoccata alla vecchia (la sua!) politica (“palpito inquieto e tragico dell'ultimo ventennio”) e ci riporta a un tema fondamentale di teoria sociale: la supremazia della politica sull'economia.
È questo, del resto il suo più prezioso contributo, ironia a parte: il ricordarci l'importanza dello “zoòn politikòn” (attento al senso di comunità) prima ancora che dell'“homo oeconomicus” (con in testa solo il pallino per il profitto). Criticone sul finale del saggio verso politiche monetariste e liberiste, intona un peana all'economia mista, dimostrando una propensione (alquanto celata in passato) verso l'interventismo pubblico.
Pur essendo stato in passato, tra i ministri, il meno vicino al Sultano, non ci si può non augurare che continui a scrivere saggi; e che per un po' abbia familiarità con la teoria.



