Il giro del mondo in un vaso di fiori (molto flip poco flop)

Flip FlopQuando si mettono nello stesso concetto riciclaggio e design ci s'azzecca sempre. Se poi ci si mette dentro anche una bella storia da raccontare, l'Oceano indiano, e migliaia di infradito di tutti i colori del mondo allora il successo è garantito. Tutto questo è successo a Milano al Fuori Salone 2011.

Il designer Diederik Schneemann ha presentato la sua collezione “Flip Flop Story”, dove i pezzi di design sono nati dalle idee di arredo più classiche (lampade, vasi, sedute), ma rielaborate alla luce di un riciclo decisamente radicale: il designer olandese ha riutilizzato alcune migliaia di flip flop (infradito detto in british) consumati ed abbandonati nelle spiagge e nelle coste dell'Africa Sud Orientale e più precisamente di Somalia, Kenya, Tanzania e Mozambico. Ma la storia non finisce qui. Queste flip flop arrivano da lontano e più precisamente dall'India, o meglio, dai fiumi dell'India, o meglio, da proprietari indiani che buttano via o perdono le loro ciabatte nei fiumi dove vi soggiornano per i più svariati motivi (purificazione dell'anima, lavoro, vacanza di piacere). Queste infradito (per qualche strano motivo principalmente di colore rosa o blu) dai fiumi sfociano nell'Oceano Indiano che con le sue correnti, i suoi venti e le sue maree, riesce a trasportarli fino in Africa. Un lungo, lunghissimo viaggio che si conclude con un poetico finale: la rinascita, la nuova vita, una sorta di reincarnazione in oggetti altri, ma che conservano in sé la loro storia fiabesca.

Schneemann ha voluto creare dei pezzi in cui potesse comunicare sé stesso attraverso l'utilizzo inconsueto dei materiali e cercando di catturare ciò che gli rimaneva più impresso dai viaggi. E' proprio così che è nata la sua collezione "Flip Flop Story" rigorosamente fatta a mano.

Nello studio di Rotterdam, il designer progetta i complementi d'arredo. Una volta raccolte, pulite, tagliate e incollate, le ciabatte diventano vasi, lampade e soprammobili dai colori brillanti e dalle forme arrotondate, fatte di un materiale compatto che lascia trasparire la propria stratificazione come in un curatissimo acquerello di Paul Klee.. Gli oggetti vengono realizzati a Nairobi in collaborazione con UniquEco, associazione che si occupa di trovare lavoro alla popolazione keniota e di contribuire alla salvaguardia dell'ambiente. Un progetto positivo che sorprende sia per la sua semplicità che per la sua forte componente etica. Vorremmo vedere realizzarsi tante altre di queste idee, ma non sarebbero mai abbastanza.

Oggetti d' uso talvolta fantasiosi talvolta destinati alla sperimentazione d'arredamento come lampade sospese o poltrone visionarie. Qui sta la sorpresa di questa manifestazione di creatività e qui sta il colpaccio inferto dal design in cui le grandi aziende (vedi Fiera e Fuori Salone) attirano anche sperimentazioni minime pronte a crescere, ma già grandi nelle idee sottostanti. Qui sta pure la scommessa vinta del design su gran parte dell'arte contemporanea: il design si ricorda con attenzione del mondo nel quale viviamo. Il design talvolta può essere un'utopia che lascia il segno in un oggetto. È il caso di questi prototipi esposti nel cosmo sperimentale di un'officina di riparazioni d' automobili a Lambrate (Fuori Salone). Riciclare finché dura è il motto. Rendere il motto una realtà sarebbe la vittoria.


Alexandra Chiolo