La democrazia possibile - Ronald DworkinSebbene Guehenno negli anni ’90 del secolo scorso avesse profetizzato la fine delle democrazie, la Storia ha smentito questa previsione. Non si può obiettare al dato oggettivo dell’aumento delle democrazie, si deve però evitare di dar per scontato cosa questo processo di democratizzazione significhi.

Il concetto di democrazia, come suggerisce Bobbio ne Il futuro della democrazia, è un concetto dinamico. Le trasformazioni che la democrazia attraversa devono essere consapevolmente vissute da coloro che a essa danno vita, dalla società civile, più in generale dall’Umanità. In La democrazia possibile, il filosofo contemporaneo Ronald Dworkin ci invita a riflettere sulle condizioni in cui versa la democrazia attuale nel mondo occidentale.

Sebbene l’analisi di Dworkin si concentri sui punti deboli e di decadimento dell’azione democratica negli Stati Uniti, a partire dall’amministrazione Bush, le critiche e i rilievi che il filosofo muove alle abitudini democratiche nordamericane posso essere applicate anche alla nostra situazione politica.

Presupposti imprescindibili affinchè si possa considerare attuata una democrazia è la consapevolezza e la partecipazione popolare. Sebbene alcuni studiosi considerino positiva l’apatia politica, concepita in opposizione alla figura del cittadino totale che esaurisce nella sfera politica tutto il suo essere, tale apatia deve pur tuttavia essere espressione non di disinteresse ma di fiducia accordata ai politici, in virtù di una sempre viva e aggiornata cultura politica.

Ed è proprio questo il tallone di Achille della democrazia contemporanea: la mancanza di educazione della cittadinanza. Come hanno rivelato studi e analisi condotti durante la campagna elettorale condotta da Bush e Kerry per le elezioni presidenziali americane del 2004, la maggioranza delle persone ignora quali fossero i delicati problemi sociali, economici e politici su cui sono chiamati a esprimersi attraverso la scelta elettorale.

Studi condotti sulle preferenze degli elettori hanno messo in luce una scarsa consapevolezza, relativa per esempio ai meccanismi della tassazione. La proposta di Kerry di aumentare le tasse a coloro che avevano un reddito superiore ai 200.000$ annui fu accolta con astio dalla maggioranza della popolazione, sebbene solo un’esigua minoranza guadagnasse effettivamente tale cifra.

Ad avere la meglio sono dunque gli slogan populisti, a regnare è un’anacronistica demagogia, intollerabile alla luce delle conquiste culturali dell’Occidente del XXI secolo.

Il filosofo dedica poi un’attenta riflessione alle regole costitutive di un serio e proficuo dibattito politico, che sappia informare ed educare i cittadini in vista delle elezioni. Proposte che sarebbe auspicabile veder attuate concretamente.

L’attenzione si concentra anche su altre due tematiche di grande rilievo: il ruolo della religione nello Stato e i diritti umani. Dworkin propone il modello di uno Stato laico e tollerante, garante di diritti umani imprescindibili. Le argomentazioni che adduce a sostegno delle sue tesi brillano per la loro semplice ed essenziale conseguenzialità.

La democrazia possibile è dunque non solo una lettura filosofica, ma anche una stimolante e formativa lettura per i non addetti ai lavori. I principi chiave su cui Dworkin ci propone di riflettere, dati oggi per scontati e relegati al piano della teoresi, sono quelli di dignità umana e di responsabilità personale. Se non si considerano come stelle polari del nostro agire, se non li si conquistano quotidianamente, occorre domandarsi se la democrazia sia davvero possibile…


Virginia Intorcia