Disastro a Hollywood - Barry LevinsonCiclicamente Hollywood ama raccontare se stessa e i meccanismi che ne regolano la vita. Senza scomodare un mostro sacro come Billy Wilder (comunque citato nel corso del film) e il suo inarrivabile Viale del tramonto, per rendere l'idea sarà più che sufficiente far riferimento all'Hollywood party mandato a monte da un imbranatissimo Peter Sellers nell'omonima pellicola sceneggiata e diretta da Blake Edwars o il Robert Altman de I protagonisti. Purtroppo (per gli spettatori) Barry Levinson non è artisticamente pari né all'uno e né all'altro.

Regista, sceneggiatore e produttore che, dopo aver dato il suo meglio negli anni '80 (tra i film da lui diretti in quel periodo figurano Piramide di paura; Good morning, Vietnam e Rain man), ha vivacchiato dirigendo film satirici dai risultati altalenanti. Affidare proprio a lui la regia della pellicola che il produttore Art Linson (tra i suoi lavori Gli Intoccabili, Heat-La sfida, Fight club) ha tratto dal suo omonimo libro, si è rivelata un'arma a doppio taglio. Da un lato ha garantito la realizzazione di una produzione di solido mestiere e priva di “sorprese” (per intenderci, nessuna bizza autoriale), ma dall'altro ha finito per soffocarne le potenzialità. Le disavventure di Ben – potente produttore un po' in disarmo, interpretato da un onnipresente Robert De Niro tornato al di sopra della sua (bassa) media qualitativa recente – non riescono ad intrigare gli spettatori e non aggiungono nulla a quanto già visto in passato.

Con tutto il suo corollario di colleghi-squali, star bizzose, registi folli ed egocentrici (ovviamente europei...), ex mogli, attricette rifatte e disponibili e chi più ne ha più ne metta, la sceneggiatura di Linson e la regia di Levinson non decollano mai veramente. L'ironia resta blanda, gli affondi inesistenti, il potenziale approfondimento umano (i rapporti con l'ex moglie ancora amata e con la figlia post adolescente) appena sfiorati. Purtroppo non basta un cast stellare (Sean Penn e Bruce Willis che interpretano se stessi; Stanley Tucci, John Turturro e Catherine Keener professionisti degli Studios; Robin Wright Penn e Kristen Stewart in veste di ex moglie e figlia) per trasformare un gattino un po' arruffato in una sferzante tigre satirica.

VOTO AL FILM: 5/10


Gabriele Massaro