Warhol che faceva le scarpe a tutti
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Erano i primi anni Cinquanta e forse i capelli bianchi di Andy Warhol ancora non erano bianchi o forse non erano tinti, fatto sta che lui di lavoro faceva il disegnatore di scarpe. Diciamo che anche lui, come tutti i grandi artisti, è partito dal basso, molto dal basso, addirittura dai piedi. Sono davvero tanti gli artisti che nel passato si sono dedicati, anche una sola volta durante la loro carriera, a disegnare o semplicemente rappresentare un paio di scarpe.
Allen Jones, Vincent van Gogh, René Magritte per citarne solo alcuni, ma la lista continuerebbe. Però, chi di loro ha nutrito una vera e propria passione per le scarpe era Andy Warhol. L'inventore della Pop Art e dello statuto filosofico ad essa relativo, ha iniziato la sua carriera, inizialmente pubblicitaria, come illustratore di modelli di calzature femminili. Esordì nel 1949, a soli 21 anni, con una serie di artwork e schizzi che gli furono commissionati dalla rivista Glamour e collaborando come pubblicitario per Vogue e Harper's Bazaar. Nel tempo di un battito di ciglia Warhol si trasformò nel più ricercato illustratore di accessori femminili di New York.
Contaminazione di cultura alta e cultura nazional-popolare, input estetici dall'impatto ruvido e dalla natura dissacrante diventano, per la poetica di Warhol, dei marchi di fabbrica più che semplici caratteristiche. La sua fama si ingrandisce, ma non dimentica le scarpe, da cui è attratto fisicamente ed eroticamente e verso cui prova un affetto speciale in quanto status symbol decisamente Pop che inizia a governare l'immaginario delle scelte femminili. Le scarpe diventano oggetto di personali rielaborazioni creative, fino a decorare a mano dei modelli in legno che si trasformano in vere e proprie sculture ispirate alle sue celebrità preferite come, ad esempio Elvis Presley e Judy Garland.
Nel 1955 pubblica addirittura un libro che si intitola “A la Recherche du Shoe Perdu”, una raccolta eccentrica e raffinata dei suoi disegni accompagnata dalle poesie di Ralph Pomeroy. Le calzature femminili torneranno ancora nell’opera di Warhol nel 1980 con la celebre serie “Diamond Dust Shoes”. Questa volta si tratta di silhouettes di scarpe da donna stampate con un effetto negativo che capovolge cromatismi e visioni, riempite di polvere di diamanti per elevare il tutto all'inarrivabile e di una flotta di bizzarri volatili sospesi in un cielo dai toni fluorescenti. In questa seconda raccolta Warhol non inventa modelli di scarpe, ma le riproduce a partire da materiale fotografico. La riproduzione meccanica e “ricopiata” di oggetti tipicamente pop diventa per Warhol una tecnica che negli anni Ottanta lo ha consacrato come simbolo di un certo tipo di estetica.
La contaminazione, il simbolismo, i valori dell'effimero nelle opere di Andy Warhol che ispirano da sempre il mondo del fashion sembrano, dunque, essere partiti dalle scarpe. Scarpe effimere, ma artistiche, perché a detta di Andy “un artista è una persona che produce cose di cui la gente non ha bisogno ma che lui, per qualche ragione, pensa sia buona idea dar loro”. Come questo sono stati tantissimi gli aforismi e le celebri frasi di Warhol che sfruttava molto le sue dichiarazioni scandalose per farsi pubblicità (cattiva pubblicità, ma comunque pubblicità, anzi la migliore pubblicità, secondo lui).
Per concludere con un degno finale smitizzante e dissacratorio è opportuno ricordare che Andy Warhol si prendeva gioco di tutti, senza, però, fare il doppiogiochista...infatti “ Se raccogliessero tutte le frasi che ho detto capirebbero che sono un idiota e la smetterebbero di farmi domande”.



