Paper Street saluta l'esordio della nuova collaboratrice Francesca Merlo

Non lasciarmi – Kazuo Ishiguro La prima impressione che si ha, aprendo e scorrendo le prime righe della storia, è di stranezza. Un’ineliminabile sensazione che qualcosa non quadri. Ma tutto ci immagineremmo tranne quello che si attarda placidamente, senza fretta, ad essere disvelato in seguito. Sassolino dopo sassolino.

Ishiguro ci getta immediatamente, già dall’incipit, nel vivo della storia. Niente preamboli, niente introduzioni, niente di troppo. L’essenziale e nulla più: tutto ciò che va oltre l’essenza è un’inutile ridondanza. E già dopo aver letto le pagine iniziali tutta una serie di domande affollano la nostra mente. Qualcosa non quadra.

Kathy, dalla vita così apparentemente tranquilla, di routine, cosa nascondi in realtà? In cosa consiste esattamente il tuo lavoro di “assistente”? Chi devi assistere e per quale motivo? E perché mai dovresti poi smettere così presto, così giovane? Chi sarebbero questi donatori?

Ed è così che ci viene rivelata, pagina dopo pagina, qual è la realtà di Kathy. Il velo piano piano si ritira progressivamente e viene mostrato ai nostri occhi uno scenario che stentiamo a credere realistico: ancora, qualcosa non quadra.

Che cosa si nasconde dietro a quel misterioso istituto? Non può essere come tutti quelli che noi conosciamo; c’è qualcosa di strano, anche qui. Quanti segreti ci sono in questa storia? Cos’altro c’è oltre alla storia di un’educazione sentimentale di tre ragazzini, apparentemente normalissimi ma che in realtà non sono come gli altri. E loro sanno di essere “speciali”, anche se non sanno esattamente perché. Ma da bambini è sempre tutto piuttosto confuso; il paradigma di attenzione, rispetto a quello di un adulto, è rivolto a tutt’altro genere di cose. C’è qualcosa che sfugge.

E col tempo, il non detto diviene dato di fatto.

In realtà, non ci sono segreti per Kathy: per lei è soltanto normalità, l’unica "vita" che lei conosce. Tutto è ineluttabile e necessario: è così e non può essere altrimenti. La stessa realtà comune a tanti altri.

Ecco che l’Orrore ci viene sbattuto in faccia. Senza spiegazioni, senza cause, senza antefatti. C’è ed è un fatto di cui si può solo constatare l’esistenza. Contro il quale non si può combattere. Ora tutto quadra.

L’Orrore che nega, impedisce quel che più di umano c’è: il desiderio di amare. Perché è proprio qui il punto: l’amore è un diritto che appartiene agli esseri umani. Può chi non è propriamente umano arrogarsi questo diritto? Ma, in fondo, chi può arrogarsi invece il diritto di stabilire cosa è umano e cosa non lo è?

Amore e fantascienza. Impossibile stabilire quale sia l’aspetto dominante della storia. Sembra assurdo (o forse un miracolo?) che si riesca a trattare dell’amore in uno scenario così disumanizzante.

L’Orrore - che ci viene presentato gradualmente, ma non per questo meno ferocemente – si coniuga in questa bellissima opera con la dolcezza più sublime. Forse è proprio questa la lezione dell’oriente che Ishiguro ci vuole impartire con tutta la sua maestria: per quanto possa essere terrificante, gelida, spietata e disperata la realtà, c’è sempre la carezza di uno sguardo pieno di poesia, amore, bellezza e dolcezza che tenta comunque di dare un senso al totalmente insensato. La lezione di trovare e raccontare con estremo minimalismo la più alta poesia in una realtà che di per sé è soltanto sconsolante e terrorizzante. La bellezza più lirica si unisce con Ishiguro a un sentimento di dolore radicale e sgomento di fronte al male. Si leva da queste pagine un grido di umanità da parte di chi non ha, secondo le macchinanti ombre che governano il mondo, il “diritto” di esserlo.


Francesca Merlo