Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai? (Ricordandoti)Le solite metamorfosi che ci aiutano a pensare che non finisca tutto con la morte. Le solite piccole illusioni che ci regaliamo per darci coraggio, forza, speranza. Cercando di vedere ancora Fabrizio De André (uomo, cantantautore, poeta) vivere attraverso le sue strofe, i suoi ritornelli.
Nei mercati del pesce in Liguria o su una mulattiera che di solito delimita i confini di proprietà e porta verso il mare (una Creuza de mà insomma). Sperando di incrociarlo in qualche vicolo o anfratto stretto, buio e puzzolente della città (Genova) che l’ha cresciuto e svezzato.

Ma l’illusione dura pochissimo, il lasso di un battito di ciglia. Non usciranno più nuovi dischi in cui trovare suoni così perfetti, parole che tagliano come la carta. Né si potrà più vederlo live, seduto con in braccio la chitarra, fare qualche tiro di sigaretta tra una canzone e l’altra.

L’amore imperfetto, tormentato, definitivo, che brucia rimane chiuso nelle storie che ci ha raccontato. Storie di matti, di giudici e di chimici, di anarchici. Poesie per puttane, morti di gelosia e fannulloni. Rime per ricordare fallimenti, ingiurie e umiliazioni. Le figure che attraversano gli album di questo artista hanno sbattuto la faccia per terra e non riescono a rialzarsi. No, non le solite banalità del tipo: si cade e poi ci si rimette in piedi. A scrivere di quello sono bravi tutti. No, gente che dal fango non riesce ad uscire, che rimane incastrata per terra e guarda con la testa, verso l’alto, i passanti che ti fissano con compassione perché sei un poveraccio.

In fondo poi uno ci pensa e crede che sia troppo triste che Fabrizio non ci sia più per davvero e allora riprende a illudersi, anche solo per un attimo, che non abbia mai cessato di esistere. E continua a tuffarsi in un bicchiere di whiskey sperando di trovarlo seduto sul fondo con l’aria sprezzante, che ti prende in giro. E continua ad illudersi che quel passante, giù da quella scalinata, fosse davvero lui: camminava con un incedere stanco, si guardava intorno e fumava una sigaretta.


Lucio Laugelli