Il cielo in rovina - Michele LoreficeUomini stanchi, camminano, in silenzio, passo corto, testa china, per non guardare il cielo in rovina. Uno scenario troppo tetro da accettare, crepe minacciose incombono sulle nostre teste: lo avresti mai detto? Il cielo è di vetro.

“Il cielo in rovina”, romanzo di esordio del giovane Michele Lorefice, classe 1990, è un’insieme di tanti libri. E’ il romanzo che racconta la storia di Alberto, giovane affascinante, neo diplomato che si appresta a vivere una vita che lo delude; giovane assetato di sapere che, a causa del Sistema, si ritrova a lavorare in un’anonima biblioteca in un mondo dove nessuno più legge.

Alimentato da un precoce cinismo, Alberto non crede nell’amore, nel Sistema, nella politica, nel futuro, nel passato, non crede in niente se non nelle proprie capacità e coscientemente egocentrico ed egoista crede di potersi elevare al di sopra di qualsiasi altro essere perché a differenza degli altri, è in grado di conoscere i propri limiti “esterni” e per questo può tendere alla ricerca della perfezione che sta in se stesso. Unico valore in cui crede, ben distinto dall’amore che non è un valore bensì un sentimento, è l’amicizia. Clara è la sua unica grande amica.

“Il cielo in rovina” è anche la storia di Vittorio, il nonno di Alberto, che come il giovane ha dedicato la propria esistenza al Sapere, prima però di incontrare la donna della sua vita. E la storia di Dario, figlio di Vittorio e così completamente diverso da lui, tanto da essere emarginato dal genitore, fino al tragico epilogo.

E poi c’è la storia di Clara, dai magnetici occhi verdi, tra le poche giovani che non cedono all’irresistibile fascino di Alberto.

“Il cielo in rovina” è un romanzo prima di formazione, poi “filosofico”: le domande che si pone l’autore e le risposte che si dà, sono davvero infinite, per terminare con il rappresentare una vera e presa di coscienza e concludersi con un finale apocalittico.

Rabbia, dolore e disillusione sono i sentimenti che traspaiono attraverso la scrittura di Lorefice; il giovane scrittore vuole, attraverso questo romanzo, urlare al mondo tutto il suo disprezzo per come si sta auto distruggendo e lo fa ponendo in secondo piano il racconto.

Si tratta di un romanzo carico di pensieri, di domande e di risposte, di ragionamenti più o meno filosofici e di accuse all’intero Sistema (non solo politico). Indubbiamente di grande attualità, soprattutto oggi che la crisi è ancora più presente nelle nostre vite di quanto lo fosse solo tre anni fa, quando il libro fu scritto e il finale tanto improbabile e apocalittico, oggi mi appare piuttosto vicino e probabile.

E’ comprensibile che un giovane ventenne abbia perso la fiducia nel mondo e si ponga delle domande su un futuro che non gli riserva, almeno sulla carta, nulla di buono. In diversi passaggi il testo mi ricorda “Into the wild” e in effetti, Lorefice, in una considerazione quasi a fine libro, si rende conto, così come si rese conto Cris, che “la gioia sta nella condivisione” , che gli altri, benché all’apparenza inutili e superficiali, sono necessari.

Confesso che un po’ mi spaventa tutto questo rancore verso il mondo da parte di una gioventù che dovrebbe essere la forza trainante di una rivoluzione intellettuale e non solo, ma che si sente già stanca prima di iniziare a combattere e soprattutto non trova nulla, in questo mondo, per cui valga la pena combattere. Per loro è meglio distruggere, abbattere, cancellare, lamentarsi perché la società non funziona, piuttosto che fare davvero qualcosa per provare a cambiarla.


Selene Coccato