Telefilm - la prima parte di stagione
Le Serie Tv in Italia non hanno nulla a che fare con la qualità. L'unica obiezione in questo senso la potrebbero fare i produttori di Boris e Romanzo Criminale, che si distaccano dalla fiction tradizionale italiana. In America (ma anche in Inghilterra), la questione è diversa, in quanto si moltiplicano i prodotti che non hanno nulla da invidiare al grande schermo.
La prima parte della stagione televisiva americana si è conclusa da poco e rispetto all'anno florido del 2010/2011, ha visto più delusioni che conferme e poche novità interessanti. Ma cominciamo dalle conferme. La stagione, grazie all'inarrestabile attività delle reti via cavo, è cominciata da Luglio e ha visto la solidità di due serie come Big C (Showtime) e Breaking Bad (Amc).
Il primo, dopo la sorprendente prima stagione, è riuscito a confermare le impressioni positive. Il telefilm riesce ad unire comicità ed emotività, trattando un tema particolare come quello del cancro. Protagonista assoluta è Cathie Jamison, interpretata dalla straordinaria (da Oscar) Laura Linney e circondata da un cast di attori notevoli fra cui Oliver Platt nei panni del marito, la vicina interpretata da Phyllis Sommerville e ultimo arrivato Hugh Dancy nel ruolo dell'amico.
Breaking Bad (Walt è un professore di chimica che scopre di avere un cancro e in prospettiva di morte, decide di cominciare a produrre e a vendere metanfetamine), telefilm dalle atmosfere coheniane, invece è arrivato alla quarta stagione (la penultima) e non dà segni di cedimenti. Un'altra stagione ad alta tensione, una sceneggiatura e una regia di altissimo livello e una recitazione non da meno, che mette in cattedra Bryan Cranston e Aaron Paul, nei ruoli di Walt e Jesse. Il tema principale di questa stagione è stato lo scontro fra i due protagonisti causato dalle interferenze del loro “datore” di lavoro.
Anche Fringe (Fox), quello che è definito l'erede di X Files, nei primi episodi della quarta serie sta mantenendo l'ottimo livello delle ultime due stagioni. La Divisione Fringe indaga su incidenti o avvenimenti che non hanno apparentemente spiegazione logica: ma dietro questi avvenimenti un nesso c'è. La Domanda di questa stagione è: Che fine Ha Fatto Peter? E nei primi sette episodi, in qualche mondo una risposta la si avrà. Nota di merito per il cast: dal grande John Noble ai sorprendenti Anna Torv e Joshua Jackson. Fx, invece, porta avanti degnamente il suo gioiellino Sons of Anarchy, caratterizzato da una trama mai scontata e sempre in evoluzione, senza fasi di stallo.
Concludiamo il giro delle conferme con due prodotti HBO: How to Make it in America e Boardwalk Empire. Il primo, arrivato alla seconda (e purtoppo ultima) stagione, vede due ragazzi newyorkesi che vorrebbero sfondare nel mondo della moda con il marchio Crisp. Oltre alla trama interessante, l'aspetto che colpisce maggiormente è la splendida fotografia che ci permette di ammirare da tutte le angolazioni New York. Per farsi un'idea basta guardare il video della sigla che ha come sottofondo la oramai celebre canzone di Aloe Blacc “I Need a Dollar”.
Anche Boardwalk Empire è arrivato al secondo capitolo, e conferma la sua straordinaria imponenza. E' senza dubbio il miglior lavoro prodotto da Hbo, insieme a Six Feet Under e Oz. Questo telefilm, ambientato nell'America degli anni '20, vede protagonisti Steve Buscemi (Nucky Thompson, boss mafioso e politico corrotto) e Michael Pitt (Jimmy Darmody). Dalla regia, ai dialoghi, alla caratterizzazione dei personaggi, alla colonna sonora: tutto è perfetto. E non sorprende che dietro a tutto questo ci sia il nome di Martin Scorsese (produttore insieme a Mark Wahlberg).
Passiamo alle delusioni, che provengono soprattutto dalle comedy. Perdono colpi le due sit-com storiche della Cbs: How I met Your Mother e The Big Bang Theory. Se per il primo, nonostante l'arrivo alla settima stagione, il calo non è così evidente, il secondo invece si sta trasformando in una serie dalla comicità spicciola. La brillantenza delle prime stagioni è sparita, causata soprattutto dalla ridicolizzazione del protagonista Sheldon Cooper e dall'incapacità di portare argomenti nuovi alla serie.
Diverso è invece il discorso per Raising Hope (Fox): la serie creata da Greg Garcia (lo stesso di My Name is Earl) tutto sommato ha mantenuto un buonissimo livello, ma è decisamente inferiore alla comicità e alle situazioni che coinvolgono la famiglia Chance. Ha deluso anche Weeds (Showtime) con la sua ultima e settima stagione, confermando una fase discendente che dura dalla quarta serie. Sia il personaggio di Nancy Botwin, la spacciatrice più affascinante della storia, che chi la circonda non hanno più nulla da dire.
Altre delusioni arrivano anche da due serie di buona qualità come True Blood (Hbo) - scaduto nel trash sentimentale più becero; tendenza che già si è manifestata nella terza serie - e Damages (Direct Tv) con la sua stagione poco coinvolgente e quasi banale. Ed è un vero peccato, considerato che la serie con Glenn Close e Rose Byrne è stata fra le più originali degli ultimi anni.
Se non sorprende il basso livello dell'oramai ridicolo Chuck (Nbc) e il noioso The Walking Dead (Amc) - un inizio promettente poi sfociato nella banalità più degradante -, la delusione maggiore è quella di Dexter (Showtime). Il Serial Killer più famoso della Tv, interpretato dal sempre ottimo Michael C. Hall (già nel cast dell'indimenticata e indimenticabile Six Feet Under), è stato ridicolizzato e reso un personaggio macchietta. Con una scenggiatura deludente, brillante solo in un paio di episodi, tutta la serie è caratterizzata dalla noia e dalla prevedibilità dei personaggi. Il finale (che sarebbe dovuto essere quello della quinta stagione), conferma come questa serie sia stato un inutile allungamento.
Passiamo alle novità. Quest'anno, a dir la verità le novità interessanti sono poche. Il tanto chiacchierato Terranova prodotto da Steven Spielberg si è rivelato una bolla di sapone: dalla scelta degli attori allo sviluppo della trama, tralasciando i pessimi effetti speciali che avrebbero dovuto caratterizzare la serie. Un'altra importante delusione è stata Person of Interest (sviluppata da JJ Abrams, quello di Lost, Super 8 e Fringe) che vedeva il ritorno di Michael Emerson in una serie tv, dopo le splendide interpretazioni in Lost come Benjamin Linus. Trama inconsistente e soporifera e un cast non all'altezza dello stesso Emerson.
Ci sarebbero da citare almeno un'altra decina di nuove serie che sarebbero da cestinare (fra cui molte sit come How to Be a gentleman, Two Broke girls e Up All Night), ma mi focalizzaerò sulle novità più interessanti. Partiamo dalle sit com. New Girl (Fox), con Zooey Deschanel, è l'esempio che anche con un'idea semplice (una ragazza che si lascia con il suo fidanzato e si trasferisce in un appartamento con tre ragazzi) si possa creare un'ottima e divertente serie tv. Questo è stato possibile grazie alla bravura della protagonista e degli altri attori, alla forte caratterizzazione dei personaggi e a un soggetto ben sviluppato.
Laura Dern (Jurassic Park, Inland Empire, Un Mondo Perfetto) è invece la protagonista della brillante serie Enlightened. La Protagonista Amy Jellicoe, donna dalla tendenza auto-distruttiva, dopo aver distrutto la sua carriera personale dovuta ad una relazione con il suo capo non terminata nel migliore dei modi, decide di andare in “riabilitazione” in un centro che ha come obiettivo quello di imparare a controllare la rabbia e ad avere più considerazione di se stessi. Una volta completato il periodo al centro, torna a casa dalla madre e cerca di rimettere in piedi la sua vita. Il bello della serie sta nel contrasto fra l'assurdità di alcune situazioni in cui Amy viene coinvolta e la profondità estrema delle riflessioni fuoricampo sulla vita che essa stessa fa. Una vera rivelazione.
Anche se siamo su un livello non altissimo, segnalerei anche Pan Am, che in qualche modo si rifà a Mad Men. La Serie, ambientata negli anni '60, segue le avventure delle Hostess della compagnia aerea Pan Am. L'aspetto più interessante della trama è soprattutto quello legato allo spionaggio. Fra le protagoniste c'è Christina Ricci. La Amc, in attesa del ritorno di Mad Men, ha sfornato l'interessantissimo Hell on Wheels, serie ambientata nel XIX secolo durante la costruzione delle Ferrovia Transcontinentale.
Ma il mio personalissimo Oscar alle migliori novità va ad Homeland (Showtime) e American Horror Story(Fx). La prima ha come protagonisti Claire Danes (The Hours, L'uomo della pioggia) e Damian Lewis, nei panni di Carrie Mathison e Nicholas Brody. Carrie, dopo aver condotto una missione non autorizzata in Iraq, viene assegnata alla cellula antiterroristica della CIA. Durante la sua missione, venne informata da un suo contatto che un militare americano ha voltato le spalle al Governo Americano e è alleato con i terroristi. Un po' di tempo dopo, viene trovato in un covo in Iraq il soldato Nicholas Brody, dopo otto anni di prigionia. Se da tutti viene accolto come un eroe, Carrie invece sospetta che il Sergente Brody sia quel soldato a cui la sua fonte si riferisse. Telefilm avvincente, ben sviluppato e una Claire Danes davvero in grande spolvero.
Stesso discorso per American Horror Story, che ha avuto il pregio di proporre un genere non molto “utilizzato” nelle serie tv come l'horror. Ci aveva provato in qualche modo Haper's Island ma con risultati non molto eccelsi. American Horror Story, realizzato dai creatori di Nip/Tuck, vede protagonista la famiglia Harmon, trasferitasi in una Casa “particolare” che negli anni ha visto morire molta gente e sembra avvolta nel mistero. La Famiglia scoprirà presto i segreti della casa. Intrigante, coinvolgente e innovativa (nell'ambito televisivo), la serie ha già occupato un posto importante in quel calderone di telefilm che è la tv americana.



