The end. The start - 2 a.m.
Si narra che ad un certo punto del poema, Caronte avesse creduto fosse opportuno piantare gli ignavi per caricare il britpop e trasportarlo sulle coste italiane, precisamente a Senigallia; e lì puntualmente ad aspettarlo Dante e Virgilio nelle vesti di Andrea Maraschi e Andrea Marcellini.
2Am come il risultato di un'ambigua operazione matematica. Due giovani ragazzi alle prese con un lavoro registrato tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011. "The end. The star" per l'appunto. E se è vero che in medio stat virtus, non preoccupatevi, saranno proprio gli intermezzi a catapultarvi in una dimensione sonora piacevole e trasportante.
Sette brani, appetibili come i vizi capitali, ma meno peccaminosi. Protagonista assoluto l'amore, questo folle sentimento, che si innalza a colonna portante di un sistema di equazioni molte volte irrisolte. Un disco che propone soluzioni compositive equilibrate all'interno delle quali sfoghi virtuosi di chitarra si armonizzano con gli orecchiabili ritornelli british.
L'onda lunga del sound d'oltremanica si manifesta sin da subito con "Cannot cry", dolce ballata che apre le danze esibendosi in un lento piroettato in una sala a luci soffuse. Sullo sfondo una diapositiva che passa in rassegna le immagini di un passato che riporta alla mente la fragilità e la coscienza dei propri limiti.
Una sinergia ritmica che si dipana tra un cantato imbevuto di pathos e malinconia che si spinge verso territori dream-pop e l'introduzione di un synth-pop che si eleva a giusto condimento, sfumando lentamente per lasciare il posto a circolari giri di batteria.
Messo da parte l'abito da sera ci si scatena con "Pg". Un brano immerso in un tripudio di melodie accattivanti che battono all'unisono tra disinvolte diramazione wave e accenti di synth in perfetto pop rock da arena. Un forte refrain cantato a squarciagola in cui la band urla l'importanza di combattere solo per ciò che conta davvero e non per quello che si vuole far credere tale.
Parte la tenerissima "Love me and leave me" e con essa tutte le reminiscenze del melanconico archetipo oasisiano. Una giusta dose di emotività che coinvolge l'ascoltatore con una melodia semplice, sorretta dalla giusta adrenalina; uno di quei pezzi scritti apposta per essere cantati quando si è ubriachi e felici. Si parla di distanze, di amori lontani, di voglia di cambiare e rimanere sempre gli stessi di un tempo. Avviso per i più sensibili, attenzione a non farvi scappare la lacrimuccia.
"A new day" prosegue sulla stessa scia emotiva; un brano dalle venature rock'n'roll degli anni '70 che calca circuiti sonori trasognanti con il suo incedere lento ma maestoso. Il giovane duo lascia intravedere palesemente un potenziale che strizza l'occhio ad una generazione di band che hanno ridefinito l'assetto musicale di un'intera generazione pop.
"Format ME" ribadisce la tendenza confidenziale di questo disco; un brano che si intrattiene su una pacata linea ritmica per sfociare in un glorioso ritornello pop affrancato da una nevicata di stilemi synth rock. Visioni di un pop italico appassionato, dinamico e attivo che rispecchia le intenzione di due ragazzi che hanno una grande voglia di raccontare le proprie esperienze e condividerle con tutti coloro che sono pronti ad ascoltarli.
Si cambia tono e ci si prepara alla fine di un lavoro ben fatto. "You are more (Than who you are told to be)" si issa a colonna sonora di un modo d'essere spensierato e di un'esistenza che procede spesso senza troppe certezze.
Un invito a vivere anche per sé stessi senza perdere tempo dietro a falsi dei o dietro a chi si definisce tale; quello che conta è la consapevolezza di essere molto di più di quello che si vuole fare credere (You're more than who you're told to be / You're more than who you're told to be).
Il cammino verso la coscienza della verità giunge al termine del suo percorso. Adesso si può ascendere al Paradiso e abbandonarsi a quella forma di amore estasiato che proprio con "Trying" raggiunge la sua massima realizzazione.
Sette brani che si dispongono perfettamente come note su di un pentagramma. Ad eseguirlo due giovinotti che tra spazi e linee, si divertono a creare e a rimodellare spartiti suggestivi e stimolanti. Un lavoro senza dubbio ben confezionato e che suona piacevole; una band che potrebbe tranquillamente osare di più e che bisogna assolutamente tenere sott'occhio.
Abbracciate ogni speranza voi ch'entrate!




