Cacciavite nel cuore - Granturismo
L’anno musicale è agli sgoccioli. S’è qui tutti a strizzare il proprio asciugamano musicale col quale ci si è tamponati sudore, lacrime, risate sguaiate, coperto sberleffi, arrotolato a più non posso per schiaffeggiar culi altrui in pieno stile da cameratismo rugbista per tutto l’anno.
Siccome le classifiche dei migliori 10/20 dischi cominciavano a sembrare ridicole perché se ne lasciavano troppi fuori e la gente protestava, ho notato che si iniziano a fare quelle dei "migliori 1000 dischi del 2011". In questo modo ci entra anche l'album postumo di mio nonno, che non ha mai inciso.
Eppure si dimenticano del più prezioso gioiello. Difatti… vi ho qui tutti riuniti per farvi veder e ascoltar questa perla che ho trovato. Già da un po’ a dir il vero, ma vi intorterò dicendo che era lì, in un posto lontano e nascosto a tutti, tra muschi e licheni pieno di capanne dove il Babbo và a masticare le gomme strafatto di acidi. Per restar in tema col periodo.
Diciamocelo: il buon senso è raro quanto il genio. Io c’ho il primo, Lui (Claudio) il secondo + il primo. (Ah, come Obelix, devo esser caduta nel tinello di umiltà e modestia).
Incredula stranisco quando scopro che militano solo nell’umidità oscura del sottobosco underground. Conoscono questa band come il condom per i pigmei del Congo. Per sentito dire. Forse.
Pazzesco.
Granturismo, gruppo romagnolo. Il 26 Marzo 2010 il loro debutto con il disco Il Tempo Di Una Danza.
Eclettico quanto basta (niente di rivoluzionario, invero), amabilmente citazionisti di un cantautorato rosè, ben prodotti dall’etichetta Live Global e (molto) ben suonati, magari non gucciniani nella scrittura ma sempre in grado di offrire quelle chicche che non sfigurano per nulla ma che anzi mancano nell'illustre canzoniere italiano.
La stampa pressapochista e sbadata affibbia questo progetto musicale al cantante ed autore Claudio Cavallaro supportato dalla spalla del chitarrista Vincenzo Vernocchi. Sottolineando il tutto e portando con sè a riprova dello scoop da "Signorini", che loro stessi (Claudio e Vernocchi) siano i depositari della firma Granturismo. (robbe de SIAE, pfff.) E invece no. Io vi dirò, ancora tutta sporca da petulante esploratrice freelance che il nome è quello di una one man band. "Gruppo solista"= Claudio Lui Solo. Uno pseudonimo. Vincenzo Vernocchi è un collaboratore importante, ma non fa parte integrante della line up. Ma queste sono piccole perizie che solo un cultore feticista affamato può permettersi.
Sin dal nome, comunque, invocano movimento, scoperta, curiosità, ignoto. Ed è esattamente entro queste coordinate che vanno a collocarsi i brani del loro primo album.
Esordio persuasivo e suadente, per cui.
Tornano poco tempo fa con un EP invitante e annunciatore di un super disco prima della fine del mondo Maya. Cacciavite nel cuore. Claudio si fa nuovamente garante delle sue doti di songwriter, acuisce la sua biro che sputa sempre più, senza sbavare, lirismo al vetriolo. Basti pensar alla title-track: blues nero in cui si denuda la società, che appare denutrita e piena di nei, in un irriverente hallelujah (“cantiamo hallelujah Signore / è cosa seria / cantiamo hallelujah / sulla nostra miseria. / Troviamoci pronti / per ciò che non siamo / che quello che importa / è ciò che sembriamo). La porterò avanti tutta questa canzone, come un gonfalone. Ogni ACR che si rispetti dovrà avercelo da qui in avanti. Già me li vedo i bimbetti cantarlo con furore, gioia dall’alto dei cieli, pieni di verve.
Il mondo è distrutto ma il suo volto è perfetto, uno studio di registrazione con le custodie delle uova di cartone appiccicate alla parete per non sperperar il suono e tre amici che vanno avanti ad oltranza, in una jam session che li fa divertire senza pensare che quel microfono è tutto pronto a ricordare. Respira ora… e chi c’ha fa’. Io non respiro più fin già dal primo pizzicar di corda acustica, per poi prender la schiaffata e dire: "sì ok, son questa donna-diavolo maliarda". Brutta storia.
Rinsavisco con la successiva La danza del mentre, instrumental totale, che scopro esser dedicata al regista Kenneth Anger. Un’avanguardista artefice di pellicole surreali con trip d’occultismo. Noto a Novella2000 per un furioso contrasto da wrestling con Jimmy Page negli anni ’70. Causale della cambiale di pugni: la colonna sonora di un suo film, Lucifer Rising. Avrete già capito come stavan le parti.
Ma qui i Granturismo riportano in auge il ricordo e il loro brano rende giustizia, e degno di nota potrebbe strappar il primato ai Calibro 35. (Verrà ovviamente inserito quest’ultimo nome come tag, proprio perché i Granturismo dovranno esser diffusi come il polline per l’Ape Maya). L’EP termina lì come ha iniziato, con la stessa canzone, ma nella “sgabuzzino demo version” come rivela il booklet.
Li amerete per sempre, ve lo prometto. Ne diverrete grandi groupies, voi care ragazze. Sarete come cani da tartufo per ogni loro data live in questa nostra amata scarpa rotta.
Ne diverrete grandi estimatori e li invidierete come non mai, voi uomini. Farete come le spugne: assorbirete ogni loro passo sul palco, ogni loro glissata di chitarra, ogni loro gesto e sguardo. Basta sedersi, infilarsi un paio di cuffie, chiudere gli occhi e sparare il pezzo qui sotto. Io corro a sbobinare una cosa, che presto saprete.
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