Sherlock Holmes - Gioco di ombre - Guy RitchieCome anticipato nella conclusione dell'episodio precedente, in "Sherlock Holmes – Gioco di ombre" avviene l'agognato scontro fra l'investigatore di Baker Street e il suo antagonista per eccellenza James Moriarty.

Sullo sfondo di un'Europa devastata da attentati di sospettata matrice anarchica, il regista Guy Ritchie dimostra cosa può fare un grande regista quando ha a disposizione un budget considerevole.

Un film intelligente e divertente, allestito con un attento uso degli effetti speciali, caratterizzato da lampi di genio registico e virtuosismi tecnici strabilianti tra cui spiccano i ralenti e le accellerazioni, il soffermarsi su volti e dettagli nelle concitate scene d'azione, il sapiente utilizzo della messinscena e dei costumi.

Nonostante il dispiego di questi mezzi, la storia ha ancora un ruolo fondamentale e l'abilità del regista inglese si conferma proprio nell'avere realizzato un film in cui gli ingredienti base di un film d'azione come la trama, l'adrenalina e la caratterizzazione originale dei personaggi, non sopperiscono ma anzi vengono esaltati dalle invenzioni tecniche e registiche.

La recitazione degli attori è ottima: la coppia Holmes–Watson è degna di entrare nel firmamento delle grandi coppie della storia del cinema per il loro affiatamento, a cui si aggiungono dialoghi brillanti e risposte ad effetto, mentre non sfigurano affatto il Moriarty di Jared Harris e il fratello di Holmes, interpretato da un mostro sacro del cinema e del teatro inglese come Stephen Fry.

Nell'attesa di un eventuale terzo capitolo, lo spettatore può affermare una volta uscito dalla sala, di aver assistito a due ore di puro intrattenimento intelligente, ad un film in cui ogni elemento, dalla colonna sonora ai titoli di coda, è perfettamente orchestrato e mai messo in secondo piano a discapito di altro.

Complimenti Guy.


Giovanni Pesce