29° Torino Film Festival

Il castello - Massimo d’Anolfi, Martina ParentiCome un fortino da espugnare: Massimo d’Anolfi e Martina Parenti ci presentano in questo modo l’aeroporto di Malpensa, spazio in cui ogni giorno migliaia di persone transitano verso le più diverse destinazioni. Il titolo del documentario è preso da una canzone che viene cantata da una bizzarra signora all’interno del film: lo scalo milanese viene visto come una fortezza impenetrabile dalle difese difficili da abbattere, ponendo alla base di questo prodotto la volontà di andare oltre e di indagare sul dietro le quinte di un luogo spesso presente nei titoli dei telegiornali, ma di cui in realtà si sa ben poco.

Diviso in quattro parti, ognuna relativa ad una stagione dell’anno, Il Castello scardina le porte che si frapponevano fra il comune passeggero e fra chi ogni giorno deve lavorare per far funzionare un enorme complesso, dalle mille problematiche e dai quotidiani imprevisti.

Vediamo i controlli ai passeggeri in partenza e in arrivo, ritenuti sospetti per i più svariati motivi (anche se spesso il colore della pelle è la più frequente delle imputazioni), permettendoci l’ingresso in un microcosmo di storie e sensazioni solitamente tenute nascoste dietro una porta chiusa a chiave, ma che qui si dispiegano in tutta la loro forza: notevole la sequenza che vede protagonista un ragazzo, inizialmente spaesato dai controlli dalle forze dell’ordine, poi costretto a confessare di tenere dentro il suo stomaco diversi sacchetti contenenti cocaina, rivelando tutta la sua afflizione, né primo né ultimo disperato a dover rischiare la propria pelle per poter guadagnare pochi soldi.

Prepotente nel suo emergere è il tema della privacy: i due registi provano a capire quanto di essa può essere sacrificato alla ricerca ossessiva di una sicurezza che ha dimostrato di essere fragile nel tentativo di proteggere i passeggeri da minacce terroristiche.

Quanto sono rigidi i controlli, quanto è rigorosa la macchina da presa nell’immortalare Malpensa, un ambiente fatto di colori freddi e linee geometriche: un impasto ben sottolineato da una colonna sonora all’altezza della situazione.

Ciò che rimane è un pugno di immagini che ben evidenzia la vita aeroportuale (impagabile la signora che per ingannare l’attesa del suo volo, si improvvisa cuoca in un bagno, munita di pentolino portatile), ottenendo il suo obiettivo: fotografare un celebre (non) luogo da un punto di vista spesso invisibile.


Alessandro Giordano