In una particolare videointervista, anni fa, in un cimitero, alla domanda su quale epitaffio avrebbe affidato al marmista rispose: “Va bene se mettiamo ‘nessuno lo salutò mai per primo?’” Anche se non puoi sentirli ci sono un sacco di bicchieri che sbattono l’uno contro l’altro oggi e fanno un gran rumore, tutti insieme. Sono pieni del vino rosso che hai sempre amato e tracannato e a cui hai dovuto rinunciare negli ultimi mesi. Alla tua, ad maiora. Lucio.

Speciale Monicelli - Un anno dopo (3: Amici miei)A Firenze, quattro amici cinquantenni, per sfuggire alla noia e alla paura di invecchiare, organizzano burle e scherzi nei confronti di malcapitati.

Uscito nel 1975, Amici miei è considerato uno dei maggiori e più celebri capolavori del regista romano. Impregnato di un'atmosfera sottilmente malinconica, questa commedia segna un evoluzione nel genere, grazie all'introduzione di elementi a essa estranei: nelle azioni dei personaggi si avverte come queste siano solo un escamotage per sfuggire ai doveri, al lavoro, alla famiglia, ad una realtà in cui la goliardia corale e infantile è l'unico modo per evadere.

Fulcro della pellicola è l'amicizia virile, tema caro al regista, che lo aveva già affrontato in opere precedenti; un'amicizia che assomiglia ad un porto sicuro, dove il maschio può ammettere e mostrare le sua paure e la sua vera natura, senza il timore di essere giudicato per questo.
Indimenticabile l'interpretazione corale dei protagonisti, che ritraggono personaggi scolpiti nella memoria collettiva; il giornalista Perozzi, il disilluso architetto Melandri, il nobile decaduto Mascetti e il barista Necchi a cui si aggiungerà anche il medico Sassaroli.

Opera tecnicamente perfetta dove il regista non si concede grandi virtuosismi; le celebri avventure dei protagonisti sono il motore del film che, nel suo allestimento, ha reso Firenze un immenso palcoscenico, un teatro in cui i personaggi si abbandonano alle loro supercazzole, agli schiaffi ai passeggeri dei treni, con una leggerezza invidiabile per la quale, a noi uomini, è concesso gridare “ma perché non siam nati tutti finocchi?”, senza vergognarci.


Giovanni Pesce