Speciale Monicelli - Un anno dopo (1: INTRO)
E' passato un anno da quando Mario Monicelli ha deciso che ne aveva abbastanza.
Paper Street lo ricorda nello speciale di oggi attraverso le recensioni dei suoi film che più ci stanno a cuore.
L'anno scorso, a caldo, avevo scritto questo articolo:
Monicelli ha imbrogliato la sceneggiatura della sua vita
Per me era molto più facile scrivere qualcosa subito, quando ferito e allibito battevo rapidamente sulla mia tastiera. Ora che sono passati 365 giorni mi sento un po' bloccato. Non so se il nostro paese ora stia viaggiando, affannosamente, verso una nuova rotta... Non so neanche se Mario (lo chiamo - in modo presuntuoso - per nome perché, fatevene una ragione, per me è sempre stato come un nonno geniale, burbero e acido che ti prende a scappellotti, qualche volte a bastonate, sulla testa per svegliarti e riportarti alla realtà attraverso il suo cinema, attraverso le sue parole) dicevo, non se il nostro sarebbe stato un po' meno pessimista alla fine di questo 2011, rispetto agli ultimi anni...
In una particolare videointervista, anni fa, in un cimitero, alla domanda su quale epitaffio avrebbe affidato al marmista rispose: “Va bene se mettiamo ‘nessuno lo salutò mai per primo’?”
Anche se non puoi sentirli ci sono un sacco di bicchieri che sbattono l’uno contro l’altro oggi e fanno un gran rumore, tutti insieme.
Sono pieni del vino rosso che hai sempre amato e tracannato e a cui hai dovuto rinunciare negli ultimi mesi.
Alla tua, ad maiora.



