Il cuore grande delle ragazze - Pupi AvatiPochi registi sanno raccontare un'epoca passata con la giusta dose di nostalgia e rimpianto che contraddistingue le opere di Pupi Avati. Anche in questo suo ultimo lavoro, per novanta minuti, lo spettatore assiste ad una commemorazione del “Bel tempo che fu”, capace di far insorgere un senso velato di tristezza che man mano rischia di scemare in una critica della nostra epoca e della sua assenza di valori. Ma non basta, è troppo poco.

Il suo ultimo lavoro non è di certo un prodotto che rimarrà indelebile nella memoria, per quanto sia una buona pellicola. Se la ricostruzione storica è ineccepibile – grazie alla dettagliata analisi della condizione della donna durante il periodo fascista con madri e mogli rassegnate a subire l'adulterio dei propri mariti senza protestare, perché l'uomo devo sfogare i suoi istinti - la vicenda manca di passione e coinvolgimento. Si lascia guardare, può divertire, commuovere, far pensare ma è come guardare un vecchio album di fotografie in cui rivedi i tuoi nonni da ragazzi. L'effetto è lo stesso.

Non si può di certo invece criticare la scelta degli attori: Cesare Cremonini se la cava egregiamente in un personaggio che è nelle sue corde ma sorprende la Ramazzotti, brava nell'interpretare una giovane pudica e bigotta, completamente opposta alle donne da lei interpretate nei recenti film del marito Virzì. Belle le musiche di Lucio Dalla.

Per quanto sia una commedia, con i suoi caratteristici momenti di distensione e sentimentali, si ha l'impressione di assistere quasi ad un'opera a scopo didattico, senza alcun virtuosismo ma soprattutto senza un'impronta personale che era presente in altre opere del regista bolognese.


Giovanni Pesce