☢ L'isola di Nero

"L'Isola di Nero" è un romanzo on-line a puntate ambientato in un futuro non troppo lontano dove internet ha divorato le vite dei terrestri.

La gente vive chiusa nei propri appartamenti e fa tutto attraverso il computer. L'economia, la politica, la cultura mondiale sono in mano ad una elite di potenti uomini d'affari che gestiscono i siti più importanti della rete.

Le strade e le città sono deserte, apocalittiche poiché minacciate dai SENZAWEB, criminali spietati che hanno perso tutto per colpa di internet e che oggi sono disposti ad ogni cosa pur di potersi connettere qualche minuto.

Nero è l'hacker più temuto di tutti i tempi: voleva cambiare le cose ma oggi vive esiliato in Groenlandia, con la sua gente; per molti rappresenta ancora l'ultima speranza.

► Testi: Lucio Laugelli
► Illustrazioni: Riccardo Di Stefano
◼ Esce il lunedì

☢ L'isola di Nero - Puntata #3(Leggi la puntata precedente cliccando qui)

E’ ormai da un mese che sono arrivati gli altri otto dal mondo.
Ancora non riesco a spiegarmi e a metabolizzare del tutto questi nuovi arrivi.
Sono certo che, per quanto siano buone o ben disposte queste persone, niente sarà più come prima.
E’ inevitabile.
Non ci si può fare nulla.
Me ne sto qui a scrivere questi miei pensieri sullo stesso pezzo di legno, seduto nella stessa posizione, alla stessa ora, come tutti gli altri giorni. E persino questa mia abitudine è stata cambiata da questi arrivi improvvisi, da questo mutamento.

Forse, su questo grande scoglio di ghiaccio, sono riuscito a trovare un equilibrio come mai prima mi era capitato.
E’ paradossale come si ottenga la serenità solo nelle situazioni più scomode, irreversibili e meno stabili della nostra esistenza. Proprio ora che non posso più scegliere quasi nulla nei miei giorni ho il timore che questi sconosciuti mettano a repentaglio il mio stato d’animo, quasi del tutto pacificato.

Vi verrà da sorridere, se mai leggerete questi miei fogli, pensando a come uno possa sentirsi tranquillo e in pace in una situazione del genere, affrontando la vita che abbiamo scelto noi tutti qui.
Tutto ciò che siamo, tutto quello che abbiamo (ri)costruito in questo luogo, lontano da tutti, potrebbe essere distrutto da un giorno all’altro, nell’arco di poche ore.
Eppure mi sento bene.

Nella prima decade del nuovo millennio, internet si diffonde capillarmente in gran parte del globo.
Se nel corso degli anni Novanta, durante la sua affermazione al termine del secolo scorso, appariva come un nuovo media - dinamico, economico, funzionale e veloce - già negli anni seguenti si poteva iniziare a constatare quanto le persone ne stessero diventando schiave, giorno dopo giorno, con il passare dei mesi, degli anni.
Tutti coloro che erano bambini all’epoca della nascita del web erano destinati ad essere i primi testimoni dello sfacelo graduale verso il quale il nuovo mezzo stava portando l’umanità.
C’era una grande linea di demarcazione tra quelli nati nei decenni in cui internet non esisteva ancora e quelli invece che, fin dai primi giorni di vita, vedevano la luce in una terra dove la più grande e terribile invenzione dell’essere umano era già stata compiuta.

La dipendenza da internet, il pericolo palpabile, inizia a manifestarsi drammaticamente dal terzo decennio del terzo millennio in poi.
Le prime avvisaglie arrivano dagli Stati Uniti, New York. E’ la primavera del 2036 quando una ragazzina afroamericana di dodici anni uccide a colpi di mouse la madre che non le consente di collegarsi alla sua community dopo cena.
A Denver, il mese successivo, tre ragazzi di 16 anni si suicidano in contemporanea, con delle semiautomatiche, quando apprendono che dalla fine dell’anno successivo i servizi di Facebook sarebbero diventati a pagamento.
Ma sono solo i primi campanelli d’allarme.
Quando anche l’appena citata community cessa di essere gratis - era l’ultima che aveva mantenuto la formula free e non chiedeva un centesimo ai propri utenti - la crisi si diffonde, gradualmente, dappertutto.
Nel Sud della Francia, in Provenza, nasce una banda di micro-criminali che assale gli automobilisti, lungo le statali, per avere i soldi necessari ad iscriversi ai vari servizi on-line.
Ma la crisi non colpisce solamente i giovani.
Un pensionato italiano, non riuscendo più a permettersi il servizio webcam “Giovani liceali a casa del nonno”, si butta giù dal balcone dell’ospizio dove viveva.
Un uomo d’affari giapponese fa una strage a Tokio, nell’ora di punta, perché il wireless del suo ufficio non funziona e per tre ore non gli consente di aprire la casella mail.
Questi sono i primi casi isolati, ma, volta dopo volta, si assiste ad un vero e proprio ingigantimento del world wide web che porta l’intero pianeta verso il tracollo sociale, economico, politico, culturale, mediatico.

Stagione dopo stagione, con il passare del tempo, ci si accorge di quanto internet, neanche troppo lentamente, si stesse appropriando di TUTTO.

I vecchi media furono i primi a pagarne le spese: il computer inghiottì prima i giornali, poi le radio infine le televisioni e i cinema. A cosa serve comprare infatti una copia cartacea di un quotidiano quando esistono le versioni on-line che sono più aggiornate nonché correlate da più foto e addirittura da video? Perché spendere dei soldi in edicola quando è molto più comodo cliccare sulla tastiera di casa? Lo stesso ragionamento viene fatto per le radio: perché comprarmi un apparecchio inutile quando su internet posso trovare le frequenze di tutto il mondo gratuitamente? Ma soprattutto perché andare al cinema quando posso vedermi all’ora che voglio, con le pause che voglio, il film che voglio, senza uscire di casa usufruendo del maxi schermo collegato al mio portatile? Perché devo guardare in tv una partita di calcio, una trasmissione domenicale, un programma di politica e quindi pagare, oltre che un apparecchio televisivo anche un canone, mentre trovo on-line il 70% dei canali (locali e nazionali) in streaming?

I computer stavano divorando tutto.
Gli uffici sparirono, mano a mano. Tutto avveniva comodamente in teleconferenza e non c’era lavoro che non si potesse svolgere da casa, con un personal computer e una connessione internet.
I biglietti del treno, dell’aereo, della nave si compravano on-line o si facevano alle macchine selfservice delle stazioni, degli aeroporti e dei porti.
I vestiti, i libri, i film, gli album musicali ma anche i mobili, gli elettrodomestici e tutto il resto si poteva comprare su web.
Ci si poteva conoscere on-line. Si poteva comunicare con tutto il mondo.
Perché andare in un bar, in una discoteca o in centro per accalappiare una ragazza o un ragazzo? C’erano centinaia di community dove caricare foto, video, notizie personali e interagire con persone vicine e lontane, conosciute o sconosciute, bionde o brune, palestrate o intellettuali.

La grande maggioranza dei lavori manuali era stata rilevata da macchine computerizzate. Gli operai che prima facevano gli stessi gesti ogni giorno ora dovevano semplicemente controllare che la macchina che li aveva sostituiti facesse tutto nel modo corretto senza sbagliare. E non sbagliava praticamente mai, molto meno comunque di un essere umano.

Le compagnie telefoniche erano sparite dalla circolazione. La comunicazione in internet dava un servizio migliore a costo zero.

Gli avvocati combattevano le loro battaglie sui forum di internet, coordinati da magistrati che amministravano le aule informatiche dei tribunali virtuali con la stessa solerzia che avveniva precedentemente. Le webcam, i microfoni, le tastiere, i mouse avevano risolto e velocizzato tutto rendendo ogni operazione più immediata e pratica.

Anche la droga, la prostituzione e il gioco d’azzardo venivano gestiti tramite internet. Alla mafia non interessava più controllare le cose alla vecchia maniera: usavano i computer.

Tutto questo non poteva durare.
Era una trappola senza uscita.
E infatti, una volta eliminati i rivali in tutti i campi, i grandi potenti del web presentarono il loro conto: se prima gran parte dei servizi era completamente gratuita,
ora che non c’erano più altre opzioni per l’utenza se non collegarsi alla rete, tutto - dai social network ai sistemi di file sharing, dai motori di ricerca ai gestori di poste elettronica - divenne a pagamento.
Ogni servizio aveva il suo prezzo.
E i costi erano molto più alti rispetto al passato.
Il giornale che prima leggevi gratis dal tuo schermo ora aveva un costo superiore a quello che una volta compravi in edicola.
Se prima mandare una lettera ti costava il prezzo del francobollo oltre che la seccatura di dover uscire per imbucarla e non c’era confronto con la rapidità e la comodità che ci si metteva grazie alla mail, ora, ogni riga, di ogni messaggio, aveva un prezzo.
Se volevi guardare un video su You-tube dovevi pagare.
Se volevi consultare una voce su Wikipedia anche.
Sei un artista e vuoi mettere a disposizione il tuo lavoro su MySpace? Devi calcolarne i costi. Se prima un chitarrista in erba, un poeta alle prime armi, un disegnatore o un video-maker poteva mettere in risalto le sue prime produzioni gratuitamente ora era tutto cambiato.
Un tempo andare in un cinema porno con il rischio di essere visto o spendere i soldi in dvd a luci rosse e pagare imbarazzato il tuo articolo ti metteva a disagio, oltre che farti spendere denaro? Mentre sul tuo computer potevi trovare migliaia di foto & video, per tutti i gusti, rimanendo anonimo e non spendendo nulla? Ora basta! Se volevi vedere “Fantasie anali nella vecchia fattoria” dovevi pagare tanto al kilobyte.
Più ricerche digitavi e più soldi dovevi a Google o a Yahoo, o a chi per esso.

Ci fu un mega crack economico mai visto e mai affrontato prima.
Una depressione che l’uomo non sapeva gestire e non poteva prevedere.
Il tasso di delinquenza andò alle stelle. MSN - una delle prime chat lanciate dalla Microsoft - era diventata una droga con il trascorrere degli anni e ora, questa droga, aveva un costo salato; ma un tossico vuole la sua dose ad ogni costo ed è disposto a rubare, o magari anche a uccidere, pur di farsi la sua ora quotidiana di chat. Le forze dell’ordine non sapevano come arginare questa crisi che non dava scampo a quasi nessun settore o ceto sociale.

Il mondo era in mano a quei manager, a quei nerd che avevano investito, fin da subito, in internet.
Chi gestiva un sito utile e visitato aveva una fonte di guadagno.
I potenti del mondo non erano più i capi di governo, i grandi industriali ma i proprietari delle più grandi risorse web.
L’ultimo G9, a Ginevra, si era svolto tra i webmaster dei motori di ricerca, delle community, dei negozi on-line più visitati e importanti.

La gente passava la vita ricurva sui propri schermi. Facendo tutto con i propri apparecchi, dalle proprie case. Uscendo raramente e cercando di arrivare alla fine del mese. Bisognava sopravvivere nonostante gli alti costi.

La maggior parte dei locali e dei negozi aveva chiuso.
Chi aveva un attività mise a disposizione il proprio lavoro on-line.
Anche chi vendeva scarpe o pasta fresca passava da un cavo di rete.
Tutto veniva consegnato a domicilio in poco tempo.
Il lavoro meno pagato e più diffuso era proprio il corriere.
C’erano grandi fabbriche, alle periferie delle città, dove si produceva e si distribuiva tutto. E poi con le biciclette, con i motorini, con le macchine e con i camion - a seconda di quale fosse il carico - i corrieri andavano a consegnare il prodotto richiesto dall’utente. Erano attrezzati per portare e consegnare tutto, nel minor tempo possibile.
C’erano i magazzini alimentari che distribuivano il prosciutto crudo, gli agnolotti, la fesa di vitello. Tutto aveva lo stesso sapore.
Ogni commerciante aveva un sito e guadagnava una percentuale sul prodotto acquistato dal cliente.
Se prima per comprare delle mozzarelle andavi in un alimentare, sceglievi la quantità e la qualità, pagavi e uscivi con il prodotto e lo scontrino ora bastava andare sul sito del tuo negozio di fiducia - che fisicamente non esisteva più ma si era trasformato in una pagina web - cliccavi la quantità, il tipo della mozzarella che volevi e nell’arco di un’ora, un tizio con uno scooter, o con qualche altro mezzo, ti reperiva il prodotto.
Non c’era nulla che non passasse da Internet.
La povertà e la delinquenza erano diffusissime.
Esisteva una ristretta lobby di persone esageratamente ricche.
Siccome tutto aveva assunto una dimensione virtuale - e ogni cosa poteva essere fatta da casa - le strade, le piazze erano deserte.
I negozi, come già detto, non esistevano più: erano diventate caverne alle pendici delle case; la tantissima gente sul lastrico - che si era rovinata spendendo tutto on-line - abitava proprio le attività abbandonate.
Li chiamavano SENZAWEB. Gente che non possedeva più nulla, disperata.
Molte vetrine sfondate erano l’ingresso di queste case improvvisate.
I fortunati che avevano conservato il proprio appartamento e potevano godere ancora delle risorse informatiche erano terrorizzati dal mettere il naso fuori di casa proprio per paura della delinquenza e dell’invidia che si era generata per chi ancora poteva navigare dal proprio salotto.

La polizia era per lo più impegnata nello stanare i punti di accesso pirata.
Molti dei SENZAWEB riuscivano infatti, tramite vecchi computer, a collegarsi illegalmente senza spendere denaro. C’erano dei veri e propri luoghi nascosti - per lo più nelle campagne, comunque lontani dalle città - dove chi non aveva più niente da perdere si allacciava ad internet per qualche minuto con mezzi di fortuna.
Le forze dell’ordine, presto o tardi, riuscivano a scovare questi luoghi criminali e chi veniva colto in fragrante veniva deportato e ucciso. I tecnici, dopo l’arresto, arrivavano nel luogo dove era stato commesso il crimine e rimettevano le cose a posto riparando il danno commesso dai pochi hacker sopravvissuti, che permettevano una connessione clandestina ai più disperati.

Città deserte ed apocalittiche.
Uomini e donne che vivevano sprangati nelle proprie case, in simbiosi con i propri computer, e con il terrore di essere assaliti.
Gente povera e disperata, SENZAWEB, che trovava nei negozi-caverne temporanei rifugi.
Campagne disseminate di luoghi illegali dove poter evadere per qualche ora la legge connettendosi senza permesso.
Una casta ristretta e irraggiungibile che governava il mondo senza pietà alzando sempre di più i costi di collegamento.
Le persone che più facilmente si incontravano, per questi scenari surreali, erano poliziotti, squadre di tecnici riparatori o qualche medico.
E poi i corrieri che trasportavano, dalla fabbrica o dal magazzino di turno, i prodotti a domicilio.
Tutti impachettati nelle loro divise blu.


Lucio Laugelli