L'amore che resta - Gus Van SantEnoch è un sopravvissuto senza alcuna voglia di vivere che ha come unico amico “immaginario” Hiroshi, un giovane pilota suicida del II Conflitto Mondiale. Annabel invece è una ragazzina frizzante e piena di vitalità a cui purtroppo è stato diagnosticato un tumore al cervello all’ultimo stadio. Enouch è tornato alla vita dopo 3 mesi di coma, ad Annabel restano invece solo 3 mesi di vita. Il destino li farà incontrare ad una funzione funebre, dove Enouch si intrufola continuamente: inizierà così uno splendido rapporto di profonda amicizia.

Nonostante il titolo fuorviante (ringraziamo nuovamente i bravi titolisti italiani) e una trama che potrebbe benissimo ricordare un film anni '90 con Julia Roberts, il nuovo film di Gus Van Sant è l’ennesimo splendido ritratto di una gioventù americana sempre più stanca di dover rendere conto a qualcuno e sempre più desiderosa di esprimersi liberamente. Annabel (interpretato da una struggente Mia Wasikowska) non ha più nulla da perdere, non ha perso la voglia di lottare bensì sta lottando per assaporare ogni singolo momento della vita che le rimane; la sua non è intransigenza, è vitalità allo stato puro.

Ed è questa vitalità che poi tramanda a Enouch, portandolo fuori da quel tunnel di depressione in cui era sprofondato dopo l’incidente che causò la morte dei suoi genitori. E Van Sant riesce a rappresentare la mortalità con arguzia e acutezza, con sequenze pregne di humor nero e dialoghi tanto veri quanto taglienti. Avrebbe potuto trasportare lo spettatore in un vortice di scene madri e invece sceglie di prenderlo per mano e fargli assaporare la quotidianità delle persone che vivono queste situazioni: un giorno sui libri di botanica a studiare gli uccelli acquatici, l’altro a tirare sassi al treno merci in arrivo.

Al bando tutto ciò che poteva rendere il film morboso e di lacrima facile, qui si vuole raccontare non un’agonia verso la morte bensì il potere della vita attraverso la morte; due individualità le loro unite da essa.

Forse stavolta ho avuto torto a prendermela con chi ha scelto il titolo italiano del film: nonostante il “Restless”, è l’amore che resta.


Giuseppe Polenghi