☢ L'isola di Nero - Puntata #1
"L'Isola di Nero" è un romanzo on-line a puntate ambientato in un futuro non troppo lontano dove internet ha divorato le vite dei terrestri.
La gente vive chiusa nei propri appartamenti e fa tutto attraverso il computer. L'economia, la politica, la cultura mondiale sono in mano ad una elite di potenti uomini d'affari che gestiscono i siti più importanti della rete.
Le strade e le città sono deserte, apocalittiche poiché minacciate dai SENZAWEB, criminali spietati che hanno perso tutto per colpa di internet e che oggi sono disposti ad ogni cosa pur di potersi connettere qualche minuto.
Nero è l'hacker più temuto di tutti i tempi: voleva cambiare le cose ma oggi vive esiliato in Groenlandia, con la sua gente; per molti rappresenta ancora l'ultima speranza.
► Testi: Lucio Laugelli
► Illustrazioni: Riccardo Di Stefano
◼ Esce il lunedì
Se ne stava seduto su una sedia rivestita di velluto rosso. Appoggiato al tavolo del lussuoso ristorante dove aveva appena terminato di cenare.
La bottiglia di champagne era vuota: il cameriere passò a ritirare il secchiello con il ghiaccio chiedendo se il signore voleva qualcos’altro da bere.
Non lo sentì nemmeno: vide a mala pena l’ombra del ragazzo passare davanti al tavolo e poi sparire verso la cucina.
Il bicchiere che aveva tra le dita conteneva ormai poco liquido: le bollicine rimaste nel calice intrattenevano lo sguardo dell’uomo vestito con un impeccabile completo grigio scuro.
A vederlo così sembrava un pezzo grosso. E lo era.
Harry Bell era americano ma viveva da vent’anni in Italia.
Era un produttore cinematografico sulla cinquantina.
Poco prima del suo ventisettesimo compleanno aveva lasciato il suo paese natale per prendere in gestione la piccola casa di produzione di un suo pro-zio.
Non sapeva niente né del cinema come arte né del cinema come industria.
Non gli piaceva neanche più di tanto guardare film: la riteneva una perdita di tempo.
Ma aveva abbandonato l’università troppo presto.
Aveva cambiato lavoro troppe volte.
Senza mai sentirsi gratificato.
Senza mai riuscire a lasciare la casa dove viveva con i genitori.
Privo di qualunque nozione economica, tecnica e artistica in merito alle varie fasi di produzione che un film comporta attraversò l’oceano per andare a stare da un parente che conosceva appena: giusto qualche giorno del ringraziamento insieme. Nient’altro oltre le solite chiacchiere vacue e di circostanza che ci si scambia tra parenti che quasi non si conoscono.
Erano passati degli anni e allo zio di Harry era stato diagnosticato un cancro. Un brutto cancro che gli impediva di occuparsi della casa di produzione indipendente che aveva fondato una decade prima.
Si chiamava “Match Point Produzioni” e stava naufragando: i film che aveva prodotto erano stati per lo più dei clamorosi flop.
Il giovane Harry aveva saputo quasi per caso che questo suo parente trapiantato in Italia avrebbe svenduto entro la fine dell’anno l’attività e vide nell’Italia, in questo progetto di cui ignorava più o meno tutto, un’ancora di salvataggio.
Harry Bell stava con una ragazza da quando faceva l’ultimo anno del liceo.
Il nome di lei, Harry, non vuole manco sentirlo e quindi non lo scrivo neanche su questa pagina.
Questa ragazza lo aveva mollato dopo sei anni proprio quando lui aveva deciso di lasciare gli studi.
Sia chiaro. Non lo aveva piantato per motivi legati alla sua scelta di lasciare l’università.
Tutto era accaduto in una normalissima giornata di fine settembre. Harry non vorrebbe che vi raccontassi tutto ciò ma, tant’è, ora che ho cominciato non vi lascerò così a mezz’aria.
E’ strano come la maggior parte di noi sia morbosa e si attacchi a piccole stronzate. Non ve ne dovrebbe fregare proprio un bel niente di come e perché questa storia sia naufragata. Manco conoscete le persone di cui parlo. Ma non c’è nulla da fare. L’uomo è un animale curioso, invadente, come ho già detto, morboso. E vuole sapere. E vuole sapere. E vuole sapere.
Una normalissima giornata di fine settembre. Di quelle in cui inizi a rimetterti la felpa per uscire perché l’estate è finita e la maglietta, da sola, non basta.
Una normalissima giornata di fine settembre.
Harry Bell aveva finito di pranzare con un paio di ex compagni di corso. Erano i primi giorni dopo l’addio al corso di laurea e aveva trascorso tutta la mattina a lasciare il suo curriculum in giro, in cerca di un lavoro. Voleva trovare un impiego da poco: che gli consentisse giusto di non chiedere soldi alla madre. Un piccolo lavoretto in attesa di qualcosa di più serio, di più gratificante.
Aveva finito di pranzare, dicevo. Quel giorno era sushi. Sushi che Harry amava far galleggiare nella salsa di soia.
Dopo aver salutato i due amici con cui aveva mangiato tornò verso casa in cerca di un’ispirazione. Era ingenuo. Sperava che gli cadesse dal cielo un’idea geniale per fare soldi, diventare ricco e andare a vivere in una casa bellissima con la ragazza che amava.
Alla fine di settembre le giornate iniziano ad accorciarsi. Altro segno che l’estate te la puoi scordare. Qualche ora prima che arrivasse il tramonto, anche in quella normalissima giornata di fine settembre, cinque vie prima di arrivare a casa, Harry, sulla sua quasi-vecchia utilitaria, intravide dall’altra parte dell’incrocio quella che sembrava la sua ragazza. Ma non poteva essere. Non poteva. Era seduta sul sedile del passeggero proprio nella viper di Mike Starr.
Mike Starr era figlio di un piccolo imprenditore. Una famiglia benestante che si atteggiava come se fosse ricca sfondata. Mike Starr era carino, viscido, ignorante e studiava in un campus vicino con, stranamente, buoni risultati. Con la sua macchina rossa così appariscente e i suoi vestiti nuovi faceva colpo su tante ragazze più piccole. Harry e la sua ragazza l’avevano preso in giro talmente tante volte quel superficiale testa di cazzo. Lo disprezzavano sinceramente.
Per questi motivi la fidanzata di Harry non poteva trovarsi seduta su quella viper, a quell’incrocio, quella normalissima giornata di fine settembre. E invece c’era. Con improbabili accelerazioni, infrazioni al codice della strada e tirando il collo al povero motore milledue che guidava riuscì a ribeccare il sedere della macchina rossa guidata da Mike Starr. Senza farsi notare li pedinò fino a che la macchina non entrò nel garage di una casa che conosceva benissimo e dove era stato troppe volte. La casa della sua ragazza.
Harry parcheggiò l’auto cento metri dopo l’appartamento. Poi scese a piedi e, come un ladro, si avvicinò ad una finestra di una camera che conosceva ancora meglio del resto di quella casa. Era la camera della sua ragazza.
Negli ultimi quindici minuti non aveva più ragionato. Aveva agito d’istinto. E basta. Non aveva calcolato più nulla. Tutto intorno a lui era scomparso. Prima aveva cercato di inseguire l’auto incriminata, poi aveva cercato di non farsi vedere nel traffico. Infine aveva atteso che essa scomparisse in un garage dove aveva parcheggiato innumerevoli volte la macchina che guidava. Quindi si era infilato nel vicolo dopo, aveva parcheggiato male, lasciato la porta socchiusa e si era diretto verso il suo obiettivo. Vedere un live porno amatoriale con protagonista la sua ragazza e Mike Starr: la persona che più disprezzava in città.
Dalla finestra, tra l’infisso in legno e un lembo di tenda, poteva avere un’ottica scomoda ma perfetta di un letto: un letto dove vide lui impegnato a smanacciare sotto la gonna di lei, una di quelle gonne dai colori estivi. Che finiscono subito sopra il ginocchio. E che si possono mettere, in certe occasioni, quando l’estate sta finendo. Per esempio in una normalissima giornata di fine settembre.
Harry Bell per raggiungere la postazione da cui stava guardando lo spettacolo porno più assurdo, morboso e malato che mai si sarebbe immaginato di poter scrutare aveva scavalcato lo steccato del giardino. Un passante poco più in là, sui settant’anni, che aveva preso Harry per un ladro si era aveva avvicinato al ragazzo per poi urlargli contro, di colpo, cosa ci facesse lì. Le urla del vecchio spaventarono Mike Starr e la ragazza che ormai, seminuda e in trance, iniziò a urlare. Harry disse al vecchio di non rompergli le palle che quella era l’abitazione della sua ragazza poi prese un rastrello che se ne stava appoggiato al muro, qualche metro più in là. Lo usò prima per spaventare il vecchio che infatti, terrorizzato, corse via dal giardino a chiedere aiuto, quindi lo gettò contro il vetro della finestra.
Mike Starr aveva perso l’erezione fin da quando il vecchio aveva urlato. Si era ricacciato il membro dentro ai jeans per poi scappare verso la porta della stanza e sparire alla fine del corridoio. La sua ragazza si era rimessa in fretta la gonna al contrario e, imbarazzata oltre che impaurita, si infilò una maglietta appoggiata affianco al letto.
- Harry che cazzo facevi là fuori? -
- Che cazzo facevi tu qua dentro vorrai dire! -
- Hai sfondato la finestra di casa mia e ti sei messo a minacciare un passante, ti rendi conto? Sei un pazzo, sei malato cristo! Vattene subito da casa mia! -
Harry se ne andò davvero. Senza dire più nulla. Da lontano sentiva il rumore della viper di Mike Starr che lasciava il garage dove aveva appena parcheggiato. Uscì dal retro. Poi sentì anche la sua (ex?) ragazza tranquillizzare il passante anziano che stava per chiamare il 911. Non seppe mai cosa disse e come fece a calmare quel vecchio. La polizia non arrivò. La sua ragazza gli scrisse di non farsi mai più sentire. Che la loro storia era finita, che amava Mike. Dopo sei anni gli erano rimaste sei righe.
Passò meno di un biennio prima della partenza di Harry per l’Italia. I genitori si sentivano sollevati: sapevano benissimo che sarebbe tornato in non più di un anno con le pive nel sacco e un altro fallimento alle spalle. Ma erano anche contenti di non doverlo più vedere ciondolare in casa ogni giorno.
Per i parenti, gli amici, i conoscenti quella di Harry era una “missione” senza speranza, giusto per cambiare aria, svegliarsi, dimenticare quegli ultimi due anni e quindi poi tornare in America, a casa, e sbrigarsi a trovare un lavoro fisso, serio, definitivo.
Harry invece non torno più.
[FINE PRIMA PARTE]




