Bar Sport - Massimo MartelliEra il 1976 quando Stefano Benni esordiva nella narrativa con una raccolta di racconti umoristici incentrati sulla vita da bar. Fu un bestseller, l’inizio di una meravigliosa carriera e un marchio a fuoco nell’immaginario collettivo italiano. Stupisce siano serviti 35 anni per portare sullo schermo una simile pietra miliare della letteratura comica italiana. C’è voluto il Bar Sport di Stefano Martelli, con Claudio Bisio, Giuseppe Battiston, Angela Finocchiaro, Teo Teocoli, Antonio Catania, nelle sale da venerdì 21 ottobre. Del resto finora al cinema non c’è stata fortuna per l’autore bolognese, che si mise in proprio nell’89 per girare Musica per vecchi animali, invisibile cult imperfetto tratto dalla sua arrabbiata favola metropolitana Comici spaventati guerrieri.

Il bar di Benni è ormai un piccolo mondo antico, la sua sfrenata inventiva, il suo umorismo surreale hanno reso immortale una realtà che oggi, al tempo degli happy hour, può sembrare totalmente aliena: dai cinni di bottega al “tennico” da bar, la Luisona (è la star anche del film la mitologica pasta immangiabile dalle metafisiche insidie), le vecchiette dell’angolino e le trasferte in torpedone a veder il Bologna di Bulgarelli e Savoldi. Al centro troviamo Claudio Bisio, Eros il “tennico”, arrivato dal nulla il giorno dell’inaugurazione del Bar Sport di Onassis (Battiston) e da allora suo tuttologo ufficiale, esperto in diversificati campi dello scibile, tra cui: biliardo, pesca, anatomia, difesa a zona e leggende sportive. Anche lui perennemente appoggiato a un bancone che è centro sentimentale di una variegata umanità, stralunata e romantica, fancazzista e perdente.

Come il libro raccoglieva una serie di racconti attraverso cui dipingeva figure (arche)tipiche, così il film ha un’andatura diseguale, centrando sotto l’insegna perennemente spenta del Bar Sport una serie di episodi, di minitrame dai diversi protagonisti sotto la guida narrativa del bonario barista taccagno e del tennico sempre pronto a dir la sua. Tra i momenti più riusciti certamente le due divagazioni mitico-sportive di Eros, la storia del formidabile ciclista Pozzi e del bomber Piva, perfettamente surreali come il testo di partenza, impreziosite da una animazione di gusto retrò, con disegni che ricordano quelle incredibili “illustrazioni” di gol della Gazzetta o del Guerin dei tempi andati. Grande anche Teo Teocoli e la sua storia (regola fondamentale del Bar e della pesca: se una storia è raccontata bene, è vera) di notte brava da playboy.

Non sempre tutto fila liscio e il ritmo a volte inspiegabilmente cala, più che per scelte di regia – generalmente sobria, anche se poco felice nei momenti in cui prova a uscire dai binari per seguire l’iperboli del testo di Benni – per una sceneggiatura non sempre all’altezza del modello. Buona la prova degli attori - su tutti un Bisio in grado ormai di tenere da solo alta la temperatura comica di un film - in generale a loro agio in ruoli da “patacca” da Bar che mi piace immaginare molto vicini al loro profondo essere.

Alla fine il divertimento per un’ora e mezza è assicurato, anche se dopo trent’anni questo Bar Sport può essere solo un’altra commedia italiana che guarda con condiscendente nostalgia a un passato idealizzato. Ma se porterà in libreria qualche nuovo lettore per libri come Bar Sport 2000, Terra!, Saltatempo, BAOL, Comici spaventati guerrieri non posso, io che tra quelle pagine ho avuto la mia piccola educazione sentimentale, che guardarlo positivamente.


Giacomo Lamborizio