"TRACCE DI VITA" - Trentesima puntata
Da un'idea di Bruno Barbonaglia

Le tracce che vi sono rimaste addosso sono quelle che vi ha lasciato una o più canzoni in particolare, tracce profonde, dolorose, tristi o solo nostalgiche; ma anche felici, spensierate. Comunque, nel bene o nel male, son tracce di vita, segni che vi rimarranno, anche se dolorosi si rimargineranno e vi rimarrà una sottile, lieve e quasi invisibile cicatrice, pronta a pulsare quando partirà la prima nota di quella canzone. Allora a quel punto tornerete a fare i conti con voi stessi, con cosa vi ha trasmesso, con cosa vi ha lasciato, dove eravate e forse fondamentalmente con chi eravate, chi amavate in quel momento, chi odiavate o chi vi aveva lasciato se mai foste stati con qualcuno.. (Nicholas David Altea)

Into The Mystic - Van MorrisonScoprii questa canzone molto tardi. Troppo. Avevo già circa 16 anni e mi colpì molto. La prima volta che l’ascoltai avevo l’animo leggiadro, svogliato. Appoggiavo distesa lo spirito sull’amaca del ritmo. Non ascoltavo una sola parola, difatti. Ma sentivo che mi stava raschiando dentro. Ero in auto con zio, la mandavano in radiotrasmissione e provai una sensazione immensa.

Era il giorno in cui i lavoratori cazzeggiano. O quanto meno avrebbero dovuto. Me lo ricordo lui, zio, inappuntabile e un po’ dandy, in blazer e foulard di seta, e un garofano rosso all’occhiello. Sul cruscotto dell’auto svariati giornali (li prendeva tutti, quel giorno, pure quelli anarchici). Come cambiava le marce lui, alzando il volume, cambiando stazione, sistemando continuamente gli specchietti laterali, non lo saprà mai nessuno. Ricordo il silenzio attento quando cadeva in frequenze “in bianco”. Nessuna canzone, solo comizi. Ma quel giorno per uno strano caso il bottone del change s’incastrò e alla radio passavano Van Morrison. Lui la conosceva benissimo. Non tentò né osò far nulla, se non cominciare a cantarla.

L’anno successivo, il giorno in cui gli innamorati si scambiano messaggi d’amore a profusione, lui se ne andò... io, gli dissi solo addio. Rientrando in auto, mio padre con la sua stessa mania, incappò in note che già avevo sentito. Gli dissi di ritornar indietro, alzar il volume e non cambiar più. “Let your soul and spirit fly into the mystic”, tra una fitta pioggerella sul parabrezza che sfocava a focus le luci dei semafori.

Una vertigine e un nonsochè m’assalì. Proveniva dal piacere di aver potuto condividere quell'emozione per me tanto forte. Arrivai a casa. Dovetti bere una mezza bottiglia d’aria per addormentarmi, credo.

Questo e altri scritti di "Tracce di Vita" li potete trovare qui: Capite cosa stiamo gridando


Ilenia Lando