Henry Miller: istruzioni per l’usoQualche tempo fa un amico mi chiese di rivelargli il segreto per superare le prime tre pagine di Tropico del Cancro. Il segreto per riuscire a leggere Henry Miller senza innervosirsi... Così ho deciso di rileggermi le prime tre pagine di Tropico del Cancro, per cercare di dare al mio amico una risposta. Al mio amico ma anche a me, che considero Henry Miller uno dei miei scrittori preferiti e che quelle tre pagine le ho lette con avida curiosità.

La prima pagina ci cala in autunno, ottobre. Una stagione dal sapore decadente. Proprio come l’Europa che vive e fa vivere Miller. E la vita è la protagonista assoluta. La vita che nell’apparente vuoto di senso in cui sembra gettata dall’eccesso e dal caos, in questo marasma di febbricitante ardore tenta di avvalorare un senso. Non a caso Miller considera Dostoevskij suo Maestro, "Dostoevsky is chaos and fecundity. Humanity, with him, is but a vortex in the bubbling maelstrom."

Il “nichilista felice”, così Vargas Llosa definisce Miller in La verità delle menzogne. Ed è ancora Vargas Llosa a indicare un sentiero di lettura nella scrittura orgiastica di Miller attraverso i concetti di cataclisma e apocalisse. L’umanità degli ultimi due secoli presagisce una inevitabile dissoluzione del mondo e questo sentimento di annichilimento porta con sé una frenesia senza senso, una pornografia belligerante, un correre senza risparmiare energie per un eventuale ritorno.

Leggere Henry Miller significa calarsi nella sporcizia della nostra contemporaneità, ammirarla esteticamente, interrogarsi su di essa. Un “nichilista felice”, felice nonostante la consapevolezza che – citando Miller - “il mondo è un cancro che si divora”. Felice perché a trionfare è un vitalismo di eco nietzscheana, che ride fragoroso dei “risentiti”, delle “piccole persone” che non hanno la forza di ubriacarsi attaccandosi alla bottiglia della vita.

Forse queste considerazioni non costituiscono buoni motivi per superare lo sgradevole impatto che talora la scrittura di Miller può provocare col suo linguaggio sporco, forte (che subì anche una rigida censura). Forse Miller è uno scrittore che si capisce più con le viscere che con il gusto letterario.

Forse, semplicemente, dovremmo però tentare di superare quelle prime tre pagine perché, come suggerisce lo stesso Miller: “we should read to give our souls a chance to luxuriate”...


Virginia Intorcia