Immagination Sono in mezzo al frastuono, al rumore assordante della gente che cammina, che pesta la Terra come fossero dei giganti, alle macchine ingombranti che cercano di inghiottire lo spazio, alle facce che muovono i loro muscoli, i loro occhi enormi, minuscoli, sottili, irregolari, strani, che fanno tutti finta di non vedermi. Nessuno che si ferma per un microscopico momento a guardare quell’angolo di strada, nessuno che si volta per fare una foto da tenere in quel solito album da sfogliare in una gelida notte d’inverno. Di solito i turisti fanno foto solo ai monumenti, a un cornicione particolare, a una vetrina illuminata da tante luci blu e viola, ma mai a un uomo seduto su un piccolo angolo del mondo.

E’ troppo normale. La normalità non è dei giorni nostri.Sono in mezzo al caos pomeridiano di questa metropoli che si crede grande, e con me ho solo la voce calda e triste di Chet Baker in Imagination. Immaginazione. Ci vuole un po’ più di immaginazione. Immagino tutta questa gente che torna a casa e si osserva allo specchio e nello specchio compaiono solo dei mostri vestiti eleganti; tutti hanno paura di vedere dentro di sé. Lo puoi fare solo se sei ubriaco, se sei sotto stupefacenti o se ascolti jazz. Allora in quei momenti puoi trovare il coraggio di esplorare fino nel fondo della tua anima, fino a cercarti in ogni parte interna di te, e scoprire che tu non ci sei. Non esisti. Non ti trovi. Puoi bussare quanto vuoi ma dentro di te hai esattamente nulla.Ho scoperto di essere solo carne in mezzo ad altre carne e che il mondo è pieno di macellai.Sono in mezzo a tanta carne che cammina guardando sempre dritto, che si sfiora, si scontra per poi rimettersi subito in strada, che deraglia, che brucia, che fa scintille, che scoppia, che dorme. “Dormi, dormi, dormi” mi dicevano da piccolo. “Dormi se no arriva il lupo nero”.

E io a quel lupo nero ho creduto fino a dieci anni, fino a quando una notte ho deciso di restare sveglio per aspettarlo. Poi non ho più dormito, ho preferito restare sveglio e osservare come tanti dormono pensando di essere svegli. Ecco, forse ho trovato la frase giusta per iniziare questo racconto. Sono in mezzo a milioni di sonnambuli che urlano al mondo di essere svegli. Non so ancora se alzarmi da qui, da questo angolo buio inosservato a causa della mia presenza mentre cammino in mezzo a loro da qui, con il mio Chet Baker e la mia immaginazione.

Immagino che improvvisamente il cielo inizi a piangere le sue note e la ragazza che ora guarda assorbita la vetrina delle scarpe si giri con un sorriso sincero e baci il ragazzino che le sta passando accanto e si mettano a fare l’amore, nudi, davanti a tutti, come se quei “tutti” non esistesse. Immagino che l’uomo composto nella sua divisa giacca-cravatta-valigetta tiri fuori dalla tasca una deliziosa armonica e si metta a suonare piano, con pazienza, avvolgendosi di musica in attesa di ricevere quegli applausi che molte volte ha desiderato.

Immaginazione, appunto. La realtà è normale, troppo normale.
Preferisco il mio Chet Baker.


Riccardo D'Uggento