Keith Haring
Avete mai provato a saltare in un disegno di Keith Haring? Haring è un graffittista e pittore pop-art, allievo del grande Andy Warhol e amico del nottambulo Jean-Michel Basquiat. E’ vissuto poco ma in 10 anni di carriera ha disegnato tantissimo: prima sui cartelloni della metro, poi nelle più grandi e famose gallerie del globo. Il suo stile è inconfondibile: fumettistico e sgargiante. Haring disegnava su tutto: scarpe, magliette, borse, tele, muri. Io guardo i suoi disegni e qualche volta ci entro dentro; gli omini stilizzati e goffi di Keith prendono vita e spiandoli da un’altra ottica si scrutano particolari imbarazzanti: sono tutti arrabbiatissimi con noi e molto annoiati. Ci studiano e ridono, sono veloci e non ci danno manco il tempo di renderci conto dei loro fugaci spostamenti.
I personaggi che popolano i disegni di Haring non ci sopportano più, non hanno più voglia di fare tutto di nascosto e, vi avverto, prima o poi insorgeranno…riusciranno a scappare dal quadro, dal muro, dalla shirt che li tiene imprigionati.
Lasceranno le loro impronte colorate ovunque, non dovranno più spiarci, ci coloreranno gli occhi e cercheranno il pennarello o il pennello che gli ha intrappolati da qualche parte. In tanti anni appesi ai muri si sono fatti una cultura generale: detestano il perbenismo e si commuovono ascoltando i Pink Floyd; odiano il cinema e i miti che produce ma adorano il teatro vecchio stile; bevono tantissimo e se ne fregano tanto il fegato non ce l’hanno; aborrano l’espressionismo e non credono in Dio. Sono tanti e stufi marci di essere presi in considerazione solo per essere i disegni di uno strano individuo malato e dolcissimo. Non ne possono più di essere ricordati solo ogni anniversario di morte del loro autore. Sono tanti e prima o poi salteranno fuori dai labirintiti in cui vivono.
E’ solo questione di tempo…poi, per gli uomini e le donne in bianco e nero, per le giornate buie, per le persone troppo serie, per il grigiore beffardo e per la nebbia sarà la fine. Promesso Keith.



