Reading Festival 2011

Reading Festival 2011 - DAY #2 - part ONE – 27/08Sveglia, colazione e via verso Richfield Avenue, che è tardi e naturalmente intorno a quest’ora 12.00 circa, piove, sempre, appuntamento fisso, immancabile, ma ci piace così.
Sento Get Away che fila bene e suona come me la immaginavo, stanno suonando gli Yuck nel NME/Radio1 Stage. Notevoli, riffs di chitarre che si annodano e ricamano, rispetto al cd infarcito di suoni ’90 sembrano però ancora più riverberati e shoegaze di quello che mi erano parsi al mio orecchio. Da rivedere assolutamente. Nostalgici.

Edward Sharpe & The Magnetic Zeros sono in tanti (ben 10 sul palco) e altrettanto coinvolgenti, Home è il loro manifesto, è il loro modo di intendere quello che fanno, fra alt-folk e appendici psichedeliche, difficile starsene fermi e non fischiettarsela una volta finito tutto. Corali.

Mi sposto sul Main Stage dove passerò la maggior parte della giornata, sì oggi sarò piuttosto statico. Si scaldano e si esaltano gli animi, meriti dei 4 nord irlandesi dei Two Door Cinema Club che vidi in Italia a Torino quando all’epoca non se li filava nessuno. Ora anche grazie al precedente tour coi Phoenix hanno raggiunto una discreta popolarità, tanto che Undercover Martyn e I Can Talk le sanno tutti. Sempre precisi, ottime ritmiche da casa Kitsunè. Attendiamo sviluppi per il futuro perché il secondo album è sempre un salto nel vuoto. Maturati.



Ritorno a “casa” NME/Radio1 perché c’è una di quelle coppie che non passano inosservate. I Kills sono come un filo rosso che si estende dalle corde di Jamie Hince sino alla voce di Alison Mosshart. I due sono come un unione carnale ma senza contatto, solo musicale, lui abrasivo con la sua chitarra, lei ipnotica con le sue vocalità e il suo movenze. Molto meglio quando la chitarra non è solo pure esercizio di stile ma melodia e ritmo cadenzato in simbiosi con l’irrequietezza di Alison. Tape Song ne è l’esempio. Siamesi.

Dall’altra parte stanno finendo dei mostri sacri come i Madness che sono sempre uno spettacolo assicurato. Già che posso mi avventuro nelle prime file sapendo già che ci rimarrò almeno 4 ore. Vengo ricatapultato indietro di 9/10 anni, periodo emo/emo-core seconda ondata (sì nell’emo si parla di ondate, c’è la prima, la seconda e la terza ahimè, non è tutta la stessa cosa, anche se vi verrebbe più facile pensare così). I Jimmy Eat World sono ancora vivi e vegeti, gli ultimissimi lavori non li ho sentiti, qualcosa di Chase the Light (che ha raggiunto ottime vendite) ma il cuore è per Jimmy Eat World/Bleed American. Big Casino tratto da Chase the Light è comunque un gran pezzo dove si sente la crescita della band e l’attualizzazione del suono. Dolce e malinconica Hear You Me fa ritornare alle prime delusioni adolescenziali, presto dimenticate quando ti buttano in faccia una tripletta del genere come Bleed American, The Middle e Sweetness tutto cambia, tutti si smuovono e tutto si muove. Amabili.


Nicholas David Altea