L'alba del pianeta delle scimmie - Rupert WyattE chi l’avrebbe mai detto? Non avrei scommesso due lire su questo film (concedetemi questa espressione, la conversione in euro non rende uguale), avevo pregiudizi enormi e il fantasma del remake-boiata targato Burton ancora alleggiava nell’aria. E invece...

E invece quello che mi son ritrovato davanti non solo è stato un ottimo prodotto d’entertainment ma anche e soprattutto un bel film che ritrova il sottotesto delle pellicole del passato. Capita sempre più raramente infatti di vedere un blockbuster in cui gli effetti speciali sono al servizio della storia senza mai soffocarla o prendere più importanza di essa.

Qui l’instancabile e tuttofare James Franco è Will Rodman, uno scienziato a capo della squadra di ricerca per trovare una cura per l'Alzheimer; quando però va storto un test su uno degli scimpanzé, il laboratorio viene chiuso e le scimmie uccise. Ad eccezione di un cucciolo, Cesare, che Will porterà a casa per continuare la sua ricerca in incognito e riuscire così a trovare una cura per questa malattia che sta intanto consumando il padre.

Rupert Wyatt, alla sua seconda regia, riesce perfettamente a dosare e calibrare tutti gli ingredienti e a confezionare un perfetto film d’intrattenimento: c’è avventura e pathos, c’è azione e anche un pizzico di romanticismo ma soprattutto c’è una regia ad ampio respiro che ti fa sgomitare e che ti porta dentro la storia. Una storia che ha elementi epici, soprattutto per i toni e lo stile con cui si è deciso di raccontarla: da una parte l’uomo sempre più ossessionato dal dio denaro e dall’altra una natura costantemente sacrificata e abusata che ora si ribella e torna allo stato brado. Insomma, la prima vera sorpresa della stagione? Decisamente si.


Giuseppe Polenghi