Reading Festival 2011

Reading Festival 2011 - DAY #1 - part TWO – 26/08Rimaniamo negli anni ’90 ed ecco un “Ya ya ya ya ya” con un Dexter Holland in una forma “vocale” che non mi aspettavo così limpida e pulita. Gli Offspring partono con All I Want di Ixnay on the Hombre finendo The Kids Aren’t Allright Self–Esteem. Salvi.

Un anno che se ne parla, non sono una sorpresa e nel tendone di NME/Radio1 tocca ad un gruppo che di hype ne ha avuto molto fin da prima ancora che uscisse il loro album. Dopo solo due singoli, tanto che il titolo scelto era abbastanza irriverente: What Did You Expect from the Vaccines?. Domanda alla quale i Vaccines mi hanno dato la miglior risposta con il loro live carico e immediato come i loro brani, che non saranno nulla di trascendentale ma hanno quella capacità di restare impiantati nella testa che non è da sottovalutare. La loro popolarità la si denota immediatamente sentendo che tutto il tendone stracolmo di gente canta interamente i pezzi senza sbagliare o dimenticare una parola. Le canzoni si predispongono perfettamente per i cori del pubblico, filano che è una meraviglia e in più loro ci sanno fare. Cosa mi aspettavo dai Vaccines? Questo! Confermati.

Vago un po’, poi ritorno nelle vicinanze e iniziano i Noah and The Whale che non riconosco subito in lontananza, mi sembrano più elettrici, più pop e meno folk, meno acustici, ed infatti l’album nuovo conferma la loro lieve virata verso un sound più deciso e anche un Charlie Fink più grintoso (ormai non più compagno di Laura Marling, che sta con un altro nome non da poco come Marcus Mumford dei Mumford & Sons) rende tutto più completo. Leggeri.



Dai lo butto, sì, dai un orecchio lo butto sul palco dove suonano i Thirty Seconds to Mars, butto un occhio anche sul palco, vedo la scenografia, un simbolo, un triangolo col vertice alto e una linea orizzontale che lo attraversa, mi viene in mente il simbolo della casa farmaceutica Angelini, sì proprio quella che fa le supposte di Tachipirina, esatto proprio loro quelle con la scatola bianca e fucsia, la posizione dove va tutto è più o meno la stessa ma almeno le supposte servono a qualcosa e preferisco tornarmene indietro. Sempre un gran attore Jared. Supposte.

Sento poi due pezzi dei White Lies (sempre nel palco NME che per me oggi ha vinto come qualità di bands) che non mi esaltano da morire ma alcuni loro singoli sono dei pezzi intensi, indifferentemente che siano troppo derivativi, non sono degli animali da palco si sa.
Immobili.

Ne abbiamo fatti di chilometri oggi ma non è ancora finita, Digitalism che con il loro ultimo album mi hanno più che soddisfatto e addirittura dal vivo mi catapultano in una atmosfere sintetica al punto giusto, Two Hearts dal vivo perde mentre In Circles si supera Pogo è una meraviglia. Squadrati.

Ripasso dal palco principale e ascolto qualcosa dei My Chemical Romance, me li ricordo la prima volta che li vidi al Rock In Idro ormai 6 anni, il giudizio fu positivo. Sento I’m Not Okay (I Promise), le ultime cose non le ho praticamente sentite, avevo un po’ di dubbi su di loro per questo festival perché mi sembravano gli headliner “meno headliner” guardando gli altri. Ma vabbè.

Mi dirigo da Faris e soci e anche se sono lontano, l’atmosfera che creano è impregnata di allucinazioni ultraterrene e sognanti, questo è quello che senti e che ti avviluppa guardando il dinoccolato Badwan e gli altri Horrors. Avvolgenti.

E “dulcis in fundo” c’è Liam coi Beady Eye. Io sono “Noeliano” ma penso che loro due assieme siano sempre e comunque meglio di quello che possono fare divisi. Son nostalgico, la prima volta che son venuto in UK è stato per gli Oasis a Manchester (Heaton Park). Liam stasera è in forma, si vede ma soprattutto si sente in mezzo alle psichedelie di colori, soddisfatto di quello che sta portando avanti. Fra 10 anni, se non meno, sarà la reunion più pagata di sempre, ne sono sicuro, più pagata perché gli Smiths non si riuniranno mai.


Nicholas David Altea