Reading Festival 2011

Un anno fa appena entrato per la mia unica giornata del Reading Festival 2010 mi dissi: “Qui è il paradiso, il prossimo anno tutti e tre i giorni non me li toglie nessuno.” Così è stato.

Reading Festival 2011 - DAY #1 - part ONE – 26/08Indosso i miei nuovi stivali verdi DUNLOP che mi faranno compagnia per tutto il festival e via. Io e il mio caro amico Rox dotati di badge fondamentale, con orari e palchi ci indirizziamo subito al Festival Republic Stage e sentiamo le Cherri Bomb, quartetto americano tutto rosa di donzelle che suonano rock’n roll spedito, diretto ma poco originale.

Dritti verso l’NME/Radio1 Stage, e trovo subito la prima sorpresa del festival, anche se già dai video che avevo visto ero rimasto ben impressionato; ecco tutta la voce raschiatissima del cantate dei Pulled Apart by Horses che mi pettina e che quasi quasi mi fa tornare ai tempi di Coagulate degli Snapcase, però questi ragazzi di Leeds sul palco sono adrenalina pura ma sono più dolci negli arrangiamenti e nelle distorsioni, molti stacchi e tempi in levare. Sperimentano, e potrebbero essere un po’ dei nuovi Biffy Clyro con meno vena pop (per ora) e rendersi più ascoltabili sulla lunga distanza degli schizofrenici Rolo Tomassi.

Sullo stesso palco si avvicenda Frankie & the Heartstrings che di nuovo nel sound non ha molto, anzi ripescano a piene mani naturalmente un po’ dagli Smiths e molto dagli Orange Juice, tanto che il produttore è proprio l’ex chitarrista Edwyn Collins. Piacevoli ma non grido al miracolo.

E Dance Stage sia coi Does It Offend You, Yeah? che lo riempiono totalmente e se si potesse anche di più. Partono forte, pogo continuo, batteria triggerata e tanto sudore, rendono dal vivo. Tributo dei DIOY ai Nirvana con Aneurysm (come a Reading 1992) e su We Are Rockstars è il delirio, non si poteva stare fermi, non si doveva, dovevo buttarmi.

Torno in tempo per sentire Miles Kane che da solista ha tirato fuori un lavoro coi fiocchi. Giusto per far capire che i Little Flames e i Rascals son stati due episodi di vita artistica passata e che nei Last Shadows Puppets ci metteva del suo. Si sente la qualità del songwriting, degli arrangiamenti e la sua presenza sul palco è buona e il pubblico apprezza, molto.

Salto i Mona che già vidi quest’estate in Italia poiché i Kings Of Leon esistono già e non mi sembra il caso di guardarmi i loro figliocci più palestrati. Mi butto per la prima volta in questo Reading Festival 2011 sul Main Stage che non è il mio preferito oggi, ma ci proviamo. I New Found Glory li ritenevo noiosi e strasopravvalutati già quando ascoltavo il sano punk rock californiano e di conseguenza ora il mio pensiero è ancora peggiorato.

Salgono poi i Bring Me the Horizon dei quali ne sento sempre parlare non seguendo il genere e avendo ascoltato solo qualche brano. Ammetto la delusione, mi attendevo di più, i suoni non erano forse il massimo (un po’ bassi e poco pieni) però da tutto questo vociare su di loro mi sarei aspettato dei fuochi d’artificio.

E di vociare ne sento molto ma da poco tempo anche sui Cerebral Ballzy e qui seconda sorpresa. I video e i brani mi avevano entusiasmato, rabbia punk e accelerazioni hardcore. Alla mente subito i Bad Brains (hardcore punk ’80 from Washington D.C.) non solo perché formata da membri di colore (i CB son per 3/5 di colore) che non fanno né reggae né rap ma anche per la capacità di tenere il palco, furente è il frontman Honor Titus, sembra un Jacksons 5ive in camicia rosa e trucker da skate mentre il batterista potrebbe essere il fratello mancato di Kevin Prince Boateng. Mi vomitano in faccia il loro sbattersene il cazzo di tutto, la voglia di skateare tutto il giorno, drogarsi e ubriacarsi come se non ci fosse un domani, come se il domani fosse già oggi anche perché dei cinque l’unico santerello è il bassista, gli altri son già stati arrestati tutti almeno una volta. Drug Myself Dumb mi stende. Riaprite il CBGB e fateceli suonare. Grido al miracolo anche a CBGB chiuso basta rivederli suonare. Matti.

Dal Festival Republic Stage all’NME/Radio1 Stage, lo so mi son perso i Foster the People che me li volevo vedere, non ho il dono dell’ubicuità ed è un cosa che infastidisce molto soprattutto qui, li rivedrò da qualche altra parte per cantare Pumped Up Kicks. Per i miracoli ci stiamo attrezzando.

Tocca a Patrick Wolf impeccabile, sontuoso e delicato nel suo completo, mi chiedo perché non sia conosciuto e apprezzato altrettanto quanto Mika dato che qui la qualità delle composizioni fra l’art pop e il baroccheggiante senza diventare noioso, raggiunge altissimi livelli, impreziositi dal suo violino. Artistico.

Al Main Stage respiro aria di fine ’90 e primi anni zero e se il nu-metal (termine spesso odiato e abusato) pare morto loro è giusto che sopravvivano per l’eternità poiché grandi sperimentatori e capaci di non rintanarsi e nascondersi con il loro compitino semplice. Chino Moreno ha ancora una voce che fa invidia al 95% dei cantanti odierni e loro i Deftones sono quart’ultimi sul palco principale ma vedendo quelli dopo non hanno nulla da invidiare a Thirty Seconds to Mars e My Chemical Romance anzi forse è il contrario. Back to Scholl è infinitamente profonda come la voce di Chino che arriva dove pochi possono. Fieri.


Nicholas David Altea