Jackson Pollock e Keith Moon ovvero l’Action Painting e il segreto degli Who Che cos’hanno in comune il grande batterista degli Who, Keith Moon, e il pittore statunitense Jackson Pollock, esponente dell'espressionismo astratto e che realizzava le sue opere facendo gocciolare il colore sulla tela? Moon, che è considerato, con John Bonham dei Led Zeppelin, il più grande batterista delle storia musicale amava i dipinti di Pollock e diceva di esercitarsi con le bacchette fissando i dipinti dell’artista.

In un’intervista, poco dopo essere diventato famoso, dichiarò che gli Who senza di lui non sarebbero mai esistiti e che lui non avrebbe mai suonato la batteria senza l’arte di Pollock …Ora sembra non esistere un nesso tra le cose che il musicista dichiara ma invece c’è: il metodo pittorico del dripping, nasce spontaneamente dal bisogno di esprimere sentimenti e sensazioni, anziché di illustrarli e Jackson mentre dava vita alle sue tele si faceva quasi sempre accompagnare indovinate un po’ da cosa? Da un suo conoscente che suonava la batteria e dava “il ritmo pittorico” ai quadri del maestro…

Ci sono diversi video realizzati nello studio di Pollock dove come colonna sonora si sentono i tocchi sicuri e netti di una batteria ed e proprio questo che spinse poi Keith ad avvicinarsi allo strumento fino a diventare una vera e proprio leggenda del rock. Moon a volte sembrava assorto mentre suonava ma probabilmente stava solo cercando di ricordarsi le pennellate di “Nero e bianco” (del 1948, ora appartenente ad una collezione privata) che a suo avviso era il quadro più bello dell’artista americano.


Lucio Laugelli