Tempo fa avevamo proposto ai lettori di Paper Street una recensione di un film sconosciuto in Italia: This is England…il film non era stato distribuito. Sono passati alcuni mesi e finalmente il lungometraggio è arrivato nelle sale della penisola. Com’è capitato in passato con altri film e dischi vi proponiamo un secondo punto di vista, un ulteriore approfondimento sulla pellicola che tanto ha entusiasmato il nostro staff: è l’esordio, tra l’altro, di Cecilia Rocchetta, benvenuta! L.L.

Hi Italia, This is England - Shane MeadowsChe in Italia ce la prendiamo un po’ comoda è risaputo. Ma cinque anni per aspettare la proiezione nelle sale di un bel film come questo mi sembra veramente troppo.
Prodotto nel 2006, This is England, ci fornisce uno spaccato dell’Inghilterra degli anni ottanta. Più precisamente dell’estate del 1983.

Mentre qui in Italia si afferma il PSI di Craxi e le radio passano “Vita spericolata” di Vasco Rossi, in Inghilterra Margaret Thatcher è primo ministro e gli U2 pubblicano “War”.

Fin dai titoli di testa, il regista ci catapulta nel clima di quegli anni attraverso un montaggio di immagini di repertorio, in cui si alternano fatti di costume e scene di violenza. Uno sguardo ironico, spietato e anche di denuncia, accompagnato dalle note reggae di “54-46 That’s My Number” di Toots & The Maytals.

Nella sequenza successiva, ci troviamo nella camera da letto di un bambino che si sveglia per andare a scuola, è l’ultimo giorno di lezione prima delle vacanze estive. Lui è Shaun, ha perso il padre nella guerra delle Falkland e, come se non bastasse, viene emarginato e schernito dai suoi compagni. È pieno di rabbia, di sofferenza e non ha punti di riferimento, finchè non si imbatte in un gruppo di skinheads che lo accolgono e lo trasformano in uno di loro: testa rasata, camicia a quadri, bretelle, jeans stretti e Dr. Martens.

Finalmente Shaun torna a sorridere. A rovinare questo idillio arriva però Combo, ex galeotto, che porta tensioni all’interno del gruppo a causa delle sue idee razziste. Meadows rappresenta in questo modo il passaggio dalla cultura skinhead tendenzialmente apolitica, multirazziale e antifascista, nata tra i proletari negli anni ‘60, a quella razzista e violenta, di cui tutti oggi siamo a conoscenza. Un cambiamento che indubbiamente riflette il degrado sociale di quel periodo (“Non siamo razzisti, siamo realisti”).

Il piccolo Shaun, sempre in cerca di una figura paterna, si fa inizialmente coinvolgere dalle idee nazionaliste di Combo, ma è solo una fase che gli permette in realtà di crescere e maturare molto rapidamente. E, che è cresciuto, ce lo dimostra guardandoci dritto negli occhi alla fine del film, con in sottofondo una cover di “Please Please Please Let Me Get What I Want” degli Smiths.

A mio avviso è un bellissimo film, commovente e duro allo stesso tempo. La colonna sonora accompagna magistralmente ogni scena, la fotografia è incisiva perché legata alla cruda realtà dei fatti narrati e Thomas Turgoose, nel ruolo del piccolo protagonista, è straordinario.

Un consiglio è quello però di vederlo anche in lingua originale con i sottotitoli (senza è quasi incomprensibile a causa di un accento inglese un po’ sporco, tipicamente di periferia), perché la durezza e l’intonazione delle voci dei protagonisti è ciò che lo rende memorabile.

Ragazzi, Questa è l’Inghilterra.


Cecilia Rocchetta