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BST Hyde Park Festival @ Londra – 3/7/2014 – Arcade Fire + guests

Il festival che si chiama British Summer Time, ospitato nella cornice prestigiosa di Hyde Park, inizia Giovedì 3 Luglio in una giornata di estate piena, che quasi non credi d’essere in Inghilterra. Si arriva ad Hyde Park nel pomeriggio, con la folla ancora sparuta, per quella che sarà una lunga giornata di concerti con band e artisti sparsi su diversi palchi. Nonostante tutto, la nostra attenzione è focalizzata sul Main Stage, posizionato al centro dell’allestimento a dominare la scena, imponente.

Tempo di prendere confidenza con l’ambiente e sul palco arriva a sorpresa Win Butler, truccato di tutto punto, ad annunciare il via alle danze e l’imminente arrivo sul palco dei suoi amici Future Islands. Capitanati dall’ormai leggendario frontman Samuel T. Herring, resi celebri da una performance al David Letterman Show e autori di un album stupendo, Singles (l’abbiamo recensito qui) i Future Islands hanno la capacità di andare via, un’oretta più tardi, avendo infiammato l’atmosfera e attratto a ridosso palco un congruo numero di fan, al termine di una performance entusiasmante. Oltre alla musica, oltre alle canzoni, con la stupenda Seasons (Waiting on you) cantata in coro da un folto pubblico, c’è lo spettacolo nello spettacolo di Samuel, il frontman, che balla indemoniato per un’ora, si percuote ripetutamente, parla con il pubblico e fa abbassare il volume della cassa, ma soprattutto canta, ingioiellato di talento, come fosse su disco. Inspiegabile che questo talento arrivi soltanto oggi a una celebrità degna di tale nome. Incontenibile e travolgente, Samuel si mangia pubblico e palco, uscendo in trionfo con la camicia fradicia e qualche migliaia di supporter in più di quando è arrivato.

Arrivare dopo i Future Islands e dopo un tale show, si capisce, è difficile. Lo capiscono i Wild Beasts, che con un set elegante e di classe hanno la capacità di cambiare atmosfera senza deludere né annoiare. Non facile. Presentano al pubblico una buona parte di Present Tense, l’album uscito quest’anno e che li ha visti per la prima volta entrare in Top 10 nella classifica UK. I ragazzi di Kendal sfoderano una prestazione senza fronzoli, di personalità e di maturità, guadagnandosi l’affetto meritato del numeroso pubblico. A seguire c’è Jake Bugg, accompagnato da una grande frotta di teenager di poco oltre il limite biologico della pubertà. Il ragazzo sembra però divertirsi poco, ride quasi mai e non dirà una parola fino alla fine del set. Poco importa, almeno ai suoi fan, che cantano come coro da stadio le sue canzoni, in particolare i singoli più famosi, come Two Fingers e A Song About Love.

Il tempo vola ed è già sera, e una scenografia imponente preannuncia l’arrivo degli Arcade Fire, anzi, dei Reflektors, con le loro teste giganti, che precedono di qualche secondo l’arrivo di quelli veri. E che il carnevale caraibico abbia inizio, con Normal Person e Rebellion a infiammare rapidamente il pubblico – che senza grandi sussulti apprezza in estasi da appagamento sonoro. La serata scorre, tra una brezza leggera e il suono di canzoni ormai senza tempo, come Neighbourhood #1 (Tunnels) e No Cars Go, da brividi per il canto della folla, e ancora The Suburbscon il contributo video di Spike Jonze e la potenza di Neighbourhood #3 (Power Out). Il tutto inframmezzato dal caos di Here Comes The Night Time, introdotta da Sympathy For The Devil dei Rolling Stones ballata da un Reflektor particolare, un Papa Francesco con la testa gigante. E infine giù, fino alla conclusiva Wake Up, liberatorio canto finale. La gente sciama verso i propri letti, dove tra il click della luce e l’inizio del sogno, là dove non vanno le auto, realizzerà che a volte certe meraviglie esistono davvero. Trovare qualcosa di meglio su un palco oggi è davvero, davvero difficile.