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Attenberg – Athina Rachel Tsangari

“Tutti i ragazzi che han la mia età
io li vedo due a due passare.
Tutti i ragazzi che han la mia età
han negli occhi la felicità

e la mano nella mano
se ne vanno piano piano
se ne vanno per le strade
a parlare dell’amore.

Tutti i giorni e le notti
sono uguali per me
tutti pieni di noia
è triste restare da soli così.”

È questa la canzoncina che Marina e Bella, due amiche poco più che ventenni abitanti una provincia greca, cantano ogni giorno tornando a casa, improvvisando improbabili quanto innaturali coreografie.

Bella è una ragazza spigliata ed esperta: desidera ogni uomo che vede e più ancora desidera essere da lui desiderata; Marina, invece, a ventitré anni ammette di non essere mai stata attratta da un uomo.

Stanca dell’apatia delle sue giornate tutte uguali, trascorse principalmente ad accudire il padre gravemente ammalato, Marina si fa convincere da Bella ad ottenere qualche consiglio e insegnamento pratico sull’arte dell’amore e della conquista. Non è poi tanto difficile, dimostra Bella all’amica inesperta: basta seguire le regole, attenersi al copione e in poco tempo ci si ritroverà a baciare appassionatamente qualsiasi uomo e contemporaneamente a spalancare gli occhi e ammiccare orgogliosi della propria abilità.

Ma quando ci si attiene a un copione, quando si hanno dei ruoli, non si può che scivolare nell’ansia del compiere bene il proprio dovere e nel controllare che l’altro faccia altrettanto; l’attenzione si sposta dalla persona alla relazione e la solitudine si fa ancora più profonda. Marina sembra riuscire a trovare naturalezza nei propri gesti altrimenti piuttosto goffi solo quando, col padre, gioca ad imitare i versi e le gestualità degli animali visti nei documentari.

La lentezza e la staticità dei rapporti umani descritti nel film suggeriscono relazioni costruite su un insieme di dettagli basati solamente l’uno sull’altro, su convenzioni che si sostengono a vicenda come un fragile e trasparente castello di carte, tanto superfluo quanto ormai imprescindibile.

Le cose cambiano per Marina il giorno in cui incontra un uomo venuto dal mare che la invita una sera in casa propria. Senza alcuna vergogna, la ragazza riesce con lui ad essere totalmente se stessa, senza provare il minimo imbarazzo nell’ammettere di non aver mai baciato un uomo e nel mostrare di non saperlo fare; lui sa accettare la di lei insicurezza e lentamente s’instaura fra i due una grande ed autentica intimità.

Persino in seguito alla morte di Spiros, padre di Bella, pare che nulla dell’umana condizione sia ormai naturale; non è neppure possibile morire dove, come e quando si vuole.

Una pellicola sicuramente di non facile visione; inevitabilmente lenta e pesante, ripropone in modo originale il tema dell’innaturalezza del pensiero e della riflessione, dell’ansia e dell’apatia come inevitabili conseguenze di rapporti costruiti su e tramite arbitrarie convenzioni.