Amuleto – Pajato Bolano

Rifugio nella poesia

Paiato sprigiona in 'Amuleto' l'America Latina di Bolaño

All’inizio fu la luce. Dai giochi di ombre fatti con i raggi del sole sulle pareti delle caverne, l’uomo primitivo iniziò a raccontare le sue storie. Poi venne il fuoco e i racconti presero vita intorno alle fiamme. L’umanità incomincia così la narrazione della sua vita che diventerà via via disegno, scrittura, pittura, rappresentazione, fotografia, cinema, in una parola: arte.
Maria Paiato in Amuleto, in scena al Teatro India, ritorna alle origini, in quella caverna primitiva dove tutto è iniziato, per raccontare una storia di terrore e poesia, per fare in modo che resti sempre nella nostra memoria.

È il 18 settembre del 1968, a Città del Messico la polizia irrompe nella facoltà di Lettere e Filosofia: botte, manganellate, arresti e torture. Mentre studenti, professori e segretarie vengono portati via dai poliziotti, Auxilio Lacouture per uno strano scherzo del destino rimane chiusa nel bagno dell’università e riesce a eludere la retata. Dal gabinetto racconta la sua storia di studentessa bohèmien, di amante del teatro e della poesia. In questo viaggio incontriamo intellettuali, poeti alcolizzati, pittori, ragazze che si vantano d’essere state a letto con el Che: l’America Latina lontana dal realismo magico che l’ha mitizzata e che cerca la rivoluzione per poter rinascere completamente diversa.


Messico. Città del Messico. 1968. Manifestazione studentesca contro il governo ©Abbas/Magnum Photos

È una storia scritta dal cileno Roberto Bolaño molto distante dai grandi romanzieri della letteratura sudamericana. È un anticonformista, uno scrittore “contro”, un poeta maledetto che vuole demolire la vecchia tradizione per cercare nuovi linguaggi, nuove forme espressive. È un figlio del ’68. E in Amuleto di quegli anni parla.

Riccardo Massai mette in scena il riadattamento del romanzo affidandolo a due protagoniste: Maria Paiato, nelle vesti di un personaggio che si definisce “madre della poesia messicana”; e la Luce, che accompagna e segue l’attrice su una scena apparentemente vuota. In questa maniera, quello che a teatro viene definito “disegno luci” si traduce in una vera e propria narrazione drammaturgica e visiva in grado di evocare ricordi, situazioni e atmosfere. La scena si trasforma in un non-luogo: Auxilio/Paiato da vera sciamana del teatro evoca ricordi, e la Luce si fa più intensa; descrive l’incontro con il marito pittore di una sua amica, e la Luce improvvisamente ci porta in quella casa per poi ritornare nel bagno ad avere il batticuore per aver sentito lo scricchiolio sinistro dello scarpone di un poliziotto. Pochi, ma bilanciati effetti che dànno l’impressione di ricercatezza, senza togliere tuttavia alla composizione scenica quella spontaneità che attira il pubblico nella finzione drammatica.

E poi c’è il talento indiscutibile della Paiato, che unisce tecnica e cuore, rabbia e amore, ironia e dramma. L’ingenua e imbranata Auxilio è maschera comica e tragica, un buffo personaggio costretto a recitare il ruolo di testimone delle angherie e delle torture subite dai suoi compagni dal water di un bagno. Non solo la madre di tutti i poeti ma anche lo spirito ribelle e gioioso un’intera generazione, irrimediabilmente perduta nel più tragico dei modi.
 

Ascolto consigliato

Teatro India, Roma – 18 gennaio 2017

Crediti ufficiali:
AMULETO
di Roberto Bolaño
regia Riccardo Massai
con Maria Paiato
Produzione Archètipo
in collaborazione con Teatro Metastasio, Stabile della Toscana